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Karma e Giustizia Divina

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Questo articolo è un approfondimento del primo articolo sul Karma (che consiglio di leggere prima).

Il karma è la legge universale di causa-effetto applicata alla vita dell’uomo. Gesù ne parla persino nel Vangelochi di spada ferisce, di spada perisce” (Matteo 26:52), che sta a significare appunto che ogni singolo danno che noi causiamo a un fratello prima o poi lo subiremo, in questa vita terrena o in una delle prossime vite terrene. Un uomo che uccide un suo simile, in un’altra vita terrena verrà ucciso; un uomo che, uccidendo un suo simile, ha causato molto dolore ai cari della vittima, subirà la stessa sorte e così via per ogni genere di azione c’è sempre una uguale azione contraria rivolta verso chi l’ha commessa. La legge è assolutamente precisa, non ci sono errori. L’uomo in genere è assolutamente inconsapevole di questa legge e quando gli capita qualcosa di brutto non si rende mai conto che è un debito karmico, cioè una conseguenza di qualcosa che lui aveva fatto in passato e che adesso deve ricevere. Ma c’è molto di più.

In verità nessuno può fare del male a un fratello se questi non ha commesso qualcosa tale da dover ricevere quell'azione dannosa, ossia non ha un debito karmico corrispondente, di modo che l’azione dannosa del primo debba essere ricevuta dal secondo. Nell’esempio di prima, quando un uomo uccide un altro, è perché l’altro aveva quel corrispondente debito karmico, altrimenti non gli sarebbe stato permesso di farlo, sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe impedito all’assassino di compiere la sua opera su quell’uomo. Allo stesso modo quando un uomo riceve qualcosa di male è perché necessariamente ha fatto, in passato, del male corrispondente a qualcun altro, altrimenti non può accadergli nulla. C’è sempre un motivo preciso, il caso non esiste.

Così descritta la legge del karma sembrerebbe proprio la legge del taglione, la famosa legge “occhio per occhio, dente per dente” dei barbari. In realtà le cose stanno in modo piuttosto diverso. La finalità per cui chi ha commesso un’azione dannosa la riceve a sua volta non è affatto la punizione, il castigo o la vendetta. La finalità è sempre unicamente di far comprendere a chi ha commesso un’azione malvagia esattamente il dolore che ha causato e il ricevere quella stessa azione malvagia sulla propria pelle è un modo assolutamente efficace perché questo sia compreso appieno.

Il male infatti non è una regola morale che cambia a seconda degli usi sociali, né la sofferenza in sé, ma è precisamente tutto ciò che si oppone all’evoluzione spirituale, così come il bene non è la felicità o il piacere, ma è tutto ciò che favorisce l’evoluzione spirituale, che è il Disegno Divino. Il Bene universale quindi è la nostra evoluzione interiore e se quello che occorre allo scopo superiore è farci soffrire ricevendo un’azione dannosa che noi stessi abbiamo commesso verso qualcuno, benedetta sia perché da questa impareremo. Siamo noi stessi che quando programmiamo il nostro viaggio terreno, prima di nascere, stabiliamo le nostre prove proprio per il fine superiore della nostra istruzione, così come quando all’Università scegliamo i corsi di studi che dovremo affrontare e tutti i libri che dovremo, con fatica, studiare negli anni a venire.

Ma c’è qualcosa di più. Visto che il fine reale è appunto quello della comprensione interiore e non invece quello di ricevere l’azione su di noi (quello è in realtà solo un mezzo estremo quando non vogliamo capire altrimenti), le azioni non sono in realtà strettamente necessarie. Le azioni sono una sorta di esercizi che noi viviamo per poter afferrare i concetti. Quello che conta è il capire, il sentire il sentimento interiormente. Se ad es. un uomo ruba causa un dolore nel suo simile. A lui, ladro, altri ladri ruberanno, in quella stessa vita o in altre, una, cento, mille volte, finchè quell’uomo non capirà che è sbagliato rubare, non per gli oggetti, ma per il sentimento di dolore causato agli altri, ma non ha nessuna importanza quante volte accadranno questi furti, né cosa verrà rubato, né le modalità, nè i fatti, l’unica cosa che ha importanza è unicamente il fatto che quell’uomo dovrà capire che è sbagliato rubare. E’ una questione puramente spirituale, interiore; tutti gli altri fattori (quante volte ha rubato, quanto ruberanno a lui, la sofferenza causata, le rabbia che subirà, le lacrime che verserà, ecc.), ossia tutti i fatti, tutte le azioni non hanno nessuna importanza, sono semplicemente degli esercizi, delle esperienze, funzionali all’unico scopo che è quello di afferrare la lezione interiore.

Non c'è quindi alcuna ingiustizia. Ogni qual volta noi soffriamo o ci arrabbiamo per qualunque motivo dobbiamo capire che c’è sempre una lezione che dobbiamo imparare e che al momento non stiamo vedendo e che tutti gli avvenimenti che ci stanno causando dolore non sono casuali, né tantomeno per punizione, ma che sono messi lì apposta (a volte da noi stessi prima di nascere) perché dobbiamo comprendere una lezione specifica. Se non ci fosse un qualcosa che dobbiamo capire, quelle cose che ci affliggono non avrebbero motivo d’essere. Non dobbiamo prendercela quindi né con il caso (che non esiste), né con Dio (che ci ama infinitamente), né con la Provvidenza (che ci soccorre), né con nessun altro, ma solo con noi stessi, per la nostra testardaggine che ci acceca e nel fatto che non vogliamo proprio vedere. Non appena avremo afferrato la lezione, a livello interiore, profondamente, allora e solo allora quella sofferenza non avrà più motivo d’essere.