Lettura Libro dei Medium terzo e quarto lunedì del mese

Approfondimento degli insegnamenti di Allan Kardec, le sue opere ed altre.

Lettura Libro dei Medium terzo e quarto lunedì del mese

Messaggioda Fernanda » lunedì 28 ottobre 2019, 19:43

Ciao a tutti! :victory:

Oggi cominceremo la lettura del Libro dei Medium. :libro:

Qui vi lascio l'indice per vedere di cosa si tratta :uhmm2: e vi auguro buona lettura!

Un abbraccio,

Fernanda. :fiori2:


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Allegati
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Indice LMedium
“L’essere umano è in qualsiasi situazione,
quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
gli interessi che coltiva.”

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Re: Lettura Libro dei Medium terzo e quarto lunedì del mese

Messaggioda Fernanda » lunedì 28 ottobre 2019, 20:58

IL LIBRO DEI MEDIUM di Allan Kardec

INTRODUZIONE
L’esperienza ci conferma tutti i giorni l’opinione che le difficoltà e gli errori
che hanno luogo nella pratica dello spiritismo hanno la loro sorgente
nell’ignoranza dei principi di questa scienza, e noi siamo felici di aver potuto
constatare che il lavoro da noi fatto per preparare gli adepti contro gli scopi
del noviziato abbia portato buoni frutti, e che molti abbiano potuto evitarli
mediante la lettura attenta di quest’opera.
Desiderio ben naturale, nelle persone che si occupano di spiritismo, è quello
di poter entrare esse stesse in comunicazione con gli spiriti; ed è appunto ad
appianare loro la via che quest’opera è destinata, affinché esse possano
approfittare del frutto dei nostri lunghi e laboriosi studi, perché sarebbe nel
falso chi pensasse che per essere esperto in questa materia basti saper posare
le dita sopra una tavola per farla girare, oppure tenere un lapis nelle mani per
scrivere.
Si ingannerebbe pure chi credesse di trovare in quest’opera un metodo
universale ed infallibile per formare dei medium.
Quantunque ognuno racchiuda in se stesso i germi delle qualità necessarie
per diventarlo, queste qualità non esistono che in gradi differentissimi, ed il
loro sviluppo è legato a certe cause le quali da nessuno possono essere fatte
nascere a volontà. Le regole della poesia, della pittura e della musica non
fanno né poeti, né scrittori, né musici, quando negli individui manchi il genio
per queste arti; esse guidano, tuttavia, nell’impiego delle facoltà naturali. La
stessa cosa ci proponiamo col nostro lavoro; il suo scopo è quello d’indicare i
mezzi di sviluppare la facoltà medianica, fino al punto in cui possono arrivare
le disposizioni personali di ciascun individuo, e soprattutto di dirigerne
l’impiego in una maniera utile, allorché esiste in esso la facoltà. Ma qui ancora
non sta tutto lo scopo che ci siamo prefissi.
Accanto ai medium propriamente detti, esiste una quantità, che va ogni
giorno crescendo, di persone le quali si occupano di manifestazioni spiritiche.
Ora il guidarle nelle loro osservazioni, il segnalare loro gli scogli che possono
e debbono necessariamente incontrare in una cosa nuova, l’iniziarle intorno al
modo di intrattenersi con gli spiriti, l’indicare loro i mezzi di avere buone
comunicazioni, tale è il compito cui dobbiamo sobbarcarci, a rischio di fare
una cosa incompleta.
Non recherà dunque sorpresa il trovare nel nostro lavoro informazioni che a
tutta prima potrebbero sembrare ad esso estranee. L’esperienza ne mostrerà
l’utilità. Dopo averlo studiato con cura, si capiranno meglio i fatti di cui si
potrà essere testimoni nell'avvenire; il linguaggio di certi spiriti sembrerà
meno strano. Come istruzione pratica, esso non si rivolge solamente ai
medium, ma a tutti quelli che sono nel caso di vedere e di osservare i
fenomeni spiritici.
Qualcuno avrebbe desiderato che noi pubblicassimo un manuale pratico
molto succinto, contenente in poche parole l’indicazione dei modi di
procedere e da seguirsi, per entrare in comunicazione con gli spiriti, nell’idea
che un piccolo libro di questa natura, potendo, per la modicità del prezzo,
essere sparso a profusione, sarebbe un potente mezzo di propaganda, poiché
potrebbe moltiplicare i medium; noi invece riterremmo un tale lavoro più
nocivo che utile, almeno per il momento.
La pratica dello spiritismo incontra molte difficoltà e non è sempre esente da
inconvenienti, che soltanto uno studio serio e compiuto può prevenire.
Sarebbe dunque da temersi che una troppo succinta indicazione non
provocasse esperienze fatte con leggerezza e di cui si dovesse trovarsi pentiti;
sono cose, queste, con le quali non è né conveniente né prudente
trastullarsi, e noi crederemmo di rendere un cattivo servizio mettendole a
disposizione del primo stordito che trovasse piacevole discorrere con i morti.
Noi ci rivolgiamo alle persone che vedono nello spiritismo uno scopo serio,
che ne capiscono tutta la gravità e non si fanno giuoco delle comunicazioni col
mondo invisibile.
Abbiamo riunito in quest’opera tutti i dati che una lunga esperienza ed uno
studio coscienzioso ci hanno posto in grado di acquistare. Essa contribuirà,
almeno lo speriamo, a dare allo spiritismo il carattere serio che è la sua
essenza ed a distogliere tutti dal vedervi un soggetto di frivola occupazione e
di divertimento.
A queste considerazioni noi ne aggiungeremo una importantissima, ed è la
cattiva impressione che produce sulle persone novizie o mal disposte la vista
di esperienze fatte leggermente e senza conoscenza di causa. Esse hanno
l’inconveniente di dare un’idea assai falsata del mondo degli spiriti e di
prestare il fianco al sarcasmo e ad una critica sovente fondata; è per questo
motivo che gli increduli escono raramente da queste riunioni convertiti, e
restano poco disposti a vedere un lato serio nello spiritismo. L’ignoranza e la
leggerezza di certi medium hanno fatto più torto di quel che si crede,
nell'opinione di molti.
Lo spiritismo ha compiuto, da qualche anno, grandi progressi, ma questi sono
immensi soprattutto da quando è entrato nella via filosofica, ed è stato
apprezzato da gente illuminata. Oggi non è più uno spettacolo: è una dottrina
della quale non si ridono più coloro che tenevano in dileggio le tavole giranti.
Facendo sforzi per ridurlo e mantenerlo sopra questo terreno, noi abbiamo la
convinzione di conquistargli più utili seguaci che non provocando a torto e
attraverso manifestazioni di cui si potrebbe abusare. Noi ne abbiamo tutti i
giorni la prova per il numero degli adepti che ha fatto la sola lettura del Libro
degli Spiriti.
Dopo avere esposto nel Il Libro degli Spiriti la parte filosofica della scienza
spiritica, noi diamo in questa opera la parte pratica, per l’uso di quelli che
vogliono occuparsi di manifestazioni, sia per se stessi, sia per rendersi conto
dei fenomeni che possono essere chiamati a vedere.
Essi vi vedranno gli scogli che si possono incontrare, ed avranno così un
mezzo per evitarli. Queste due opere, quantunque facciano seguito l’una
all’altra, sono fino ad un certo punto reciprocamente indipendenti; ma a
chiunque vorrà occuparsi seriamente della cosa, noi consiglieremmo di
leggere prima Il Libro degli Spiriti, poiché esso contiene certi principi
fondamentali senza i quali alcune parti di questo sarebbero forse difficilmente
capite. Sono stati apportati miglioramenti importanti a questa seconda
edizione molto più compiuta della prima. Essa è stata corretta con cura tutta
particolare dagli spiriti, i quali vi hanno aggiunto un grandissimo numero di
osservazioni e di istruzioni del più alto interesse.
Avendo essi riveduto tutto, avendo approvato o modificato a loro agio, si può
dire che questa sia in gran parte opera loro, dal momento che il loro
intervento non si è limitato ai pochi articoli firmati; abbiamo indicato i nomi
soltanto quando ci è parso necessario, per caratterizzare alcune citazioni un
poco estese così come furono emanate testualmente da loro, altrimenti
avremmo dovuto citarli quasi ad ogni pagina, in specie a tutte le risposte fatte
alle questioni proposte, il che non ci sembrò una cosa utile.
I nomi, ben si capisce, poco importano in simile materia; l’essenziale è che
l’assieme del lavoro risponda allo scopo che noi ci siamo proposti.
L’accoglienza fatta alla prima edizione, quantunque imperfetta, ci fa sperare
che questa pure non sarà accolta con minor favore.
Ma nella stessa guisa che molte cose vi abbiamo aggiunto, compresi capitoli
interi, abbiamo pure, d’altra parte, soppresso qualche articolo, che risultava
doppio; fra gli altri, la scala spiritica che si trova già nel Libro degli Spiriti.
Abbiamo egualmente soppresse dal Vocabolario quelle parti che non
entravano in modo speciale nel disegno di quest’opera, surrogandole
utilmente con altre cose più pratiche. Questo vocabolario, d’altra parte, non
era abbastanza compiuto; lo pubblicheremo più tardi separatamente, sotto la
forma d’un piccolo dizionario di filosofia spiritica, avendo conservato qui
soltanto le parole nuove o speciali, relative all'oggetto di cui ci occupiamo.


PARTE PRIMA - NOZIONI PRELIMINARI
1 - ESISTONO GLI SPIRITI?
1 - Il dubbio intorno all'esistenza degli spiriti ha per causa prima l’ignoranza
della loro vera natura. Essi vengono considerati in generale come esseri a
parte nella creazione, e dei quali non è dimostrata la necessità. Molti li
conoscono solamente per averne sentito parlare nei racconti fantastici in cui
furono cullati, pressa poco come si conosce la storia dai romanzi; senza
ricercare se questi racconti, sciolti dagli accessori ridicoli, riposano sopra un
fondo di verità, il loro lato assurdo solamente li colpisce: non dandosi la pena
di toglierne l’amara scorza per scoprire il mandorlo, essi rigettano tutto; come
fanno nella religione quelli che, urtati da certi abusi, confondono tutto nella
medesima riprovazione.
Qualunque sia l’idea che si faccia degli spiriti, questa credenza è
necessariamente fondata sopra l’esistenza d’un principio intelligente
all'infuori della materia; essa è incompatibile con la negazione assoluta di
questo principio.
Noi prendiamo dunque il nostro punto di partenza nella esistenza, nella
sopravvivenza e nella individualità dell’anima, di cui lo spiritualismo è la
dimostrazione teorica e dogmatica e lo spiritismo la dimostrazione evidente.
Facciamo per un istante astrazione dalle manifestazioni propriamente dette e,
ragionando per induzione, vediamo a quali conseguenze arriveremo.
2 - Dal momento che si ammette l’esistenza dell’anima e la sua individualità
dopo la morte, bisogna pure ammettere:
1) che essa è di una natura differente dal corpo, dal momento che una volta
separata essa non ne ha più le proprietà;
2) che essa gode della coscienza di se stessa poiché le si attribuisce la gioia e
la sofferenza, altrimenti sarebbe un essere inerte ed altrettanto varrebbe il
non averlo. Ciò ammesso, quest’anima va in qualche parte; che cosa diviene
essa? E dove va? Secondo la credenza comune, essa va in cielo o all'inferno;
ma dov'è il cielo, dove l’inferno? Si diceva che il cielo era in alto e l’inferno al
basso; ma che cosa è l’alto ed il basso nell'universo, dal momento che la terra
è rotonda e con il movimento degli astri quello che costituiva la parte alta ad
una data ora diventa la parte bassa dopo dodici ore? E’ bensì vero che per
luoghi bassi s’intende pure le profondità della terra; ma che sono divenute
queste profondità, dal momento che esse sono state investigate dalla
geologia? Che cosa sono egualmente divenute quelle sfere concentriche
chiamate cielo del fuoco, cielo delle stelle, essendo stato provato che la terra
non è il centro dei mondi e che il nostro stesso sole è pur esso uno dei milioni
di soli che brillano nello spazio, ciascuno dei quali è il centro d’un sistema
planetario? Che cosa diviene l’importanza della terra perduta in questa
immensità? Per quale privilegio ingiustificabile questo grano di sabbia
impercettibile che non si distingue né per il suo volume, né per la sua
posizione, né per un compito particolare, sarebbe il solo popolato di esseri
ragionevoli? La ragione si rifiuta di ammettere questa inutilità dell’infinito, e
tutto ci dice che quei mondi sono abitati. Se dunque sono popolati, essi
forniscono il loro contingente al mondo delle anime. Ma ancora una volta, che
cosa diventano queste anime, giacché l’astronomia e la geologia hanno
distrutto le stanze che loro erano state assegnate, e soprattutto dal momento
che la teoria così razionale della pluralità dei mondi le ha moltiplicate
all'infinito?
La dottrina della localizzazione delle anime non potendo accordarsi con i dati
della scienza, un’altra dottrina, più logica, assegna loro per dominio non un
luogo determinato e circoscritto, ma lo spazio universale: in questo esiste
tutto un mondo invisibile nel mezzo del quale noi viviamo, che ci circonda e ci
tocca continuamente. Vi è forse in questo un’impossibilità, qualche cosa di
ripugnante alla ragione? Nient’affatto; tutto ci dice, al contrario, che ciò non
può essere diversamente. Ma allora che cosa diventano le pene e le
ricompense future, se togliete loro i luoghi speciali? Tenete conto che
l’incredulità per ciò che riguarda queste pene e ricompense, è in generale
provocata, poiché vengono presentate in condizioni inammissibili: ma dite
invece che le anime ricevono la loro felicità o la loro sciagura in se stesse; che
la loro sorte è subordinata al loro stato morale; che la riunione delle anime
simpatiche e buone è una sorgente di felicità; che, secondo il loro grado di
purezza raggiunta, esse penetrano e vedono cose alle quali non arrivano le
anime grossolane, e tutti comprenderanno questa cosa senza fatica;
soggiungete che le anime non arrivano al grado supremo se non per gli sforzi
che esse fanno per rendersi migliori, e dopo una serie di prove che serve per
renderle sempre più pure; che gli angeli sono le anime arrivate al grado
superiore, il quale può essere da tutti raggiunto con la buona volontà; che gli
angeli sono i messaggeri di Dio, incaricati di sorvegliare l’esecuzione dei suoi
disegni in tutto l’universo; che essi sono felici di queste gloriose missioni, e
voi date alla loro felicità uno scopo più utile e più attraente di quello
consistente in una perpetua contemplazione, la quale altro non sarebbe che
un’inutilità perpetua: dite infine che i demoni sono semplicemente le anime
dei cattivi non ancora depurate, ma che possono arrivare a diventare come le
altre; e ciò sembrerà più conforme alla giustizia ed alla bontà di Dio, che non
la dottrina d’esseri creati per il male e perpetuamente dediti al male. Ecco
ancora una volta ciò che la ragione più severa, la logica più rigorosa, il buon
senso, in una parola, possono ammettere.
Ora, queste anime che popolano lo spazio sono precisamente quelle che si
chiamano spiriti. Sono dunque, gli spiriti, le anime degli uomini spogliate del
loro inviluppo materiale. Se gli spiriti fossero esseri a parte, la loro esistenza
sarebbe più ipotetica; ma ammettendo che vi sono anime, bisogna pur
ammettere gli spiriti che non sono altro che le anime; ammettendo inoltre che
le anime sono dovunque, bisogna pure ammettere che vi siano dovunque gli
spiriti. Non si potrebbe dunque negare l’esistenza degli spiriti senza negare
quella delle anime.
3 - Questa non è che una teoria più razionale dell’altra, ma è già molto l’avere
una teoria non contraddetta né dalla ragione né dalla scienza; se poi essa è
per soprappiù corroborata dai fatti, avrà la doppia sanzione del ragionamento
e della esperienza. Questi fatti noi li troviamo nei fenomeni delle
manifestazioni spiritiche, che sono così la prova evidente dell’esistenza e della
sopravvivenza dell’anima. Ma per molti, qui si ferma la loro credenza; essi
vogliono ben ammettere l’esistenza delle anime e per conseguenza quella
degli spiriti, ma negano la possibilità di comunicare con questi, per il motivo,
essi dicono, che esseri immateriali non possono agire sulla materia. Questo
dubbio è fondato sull'ignoranza della vera natura degli spiriti, di cui esiste
generalmente un’idea completamente falsa, giacché essi vengono
rappresentati a torto come esseri astratti, vaghi e indefiniti, ciò che non è.
Nella sua unione con il corpo, lo spirito è l’essere principale poiché è l’essere
pensante e sopravvivente; il corpo non è dunque che un accessorio dello
spirito, una veste, un involucro che egli lascia quando è logoro. Oltre questo
involucro materiale, lo spirito ne ha un secondo, semi-materiale, che lo unisce
al primo; alla morte, lo spirito si spoglia di questo, ma non del secondo, al
quale noi diamo il nome di perispirito. Questa coperta semi-materiale, che
conserva la forma umana, costituisce per lui un corpo fluidico, vaporoso, il
quale, peraltro, quantunque sia invisibile a noi nel suo stato normale,
possiede tuttavia alcune proprietà della materia. Lo spirito non è dunque un
punto, un’astrazione, ma un essere limitato e circoscritto, al quale non manca
forse altro che d’essere visibile e palpabile per assomigliare agli esseri umani.
Perché, dunque, non agirebbe egli sopra la materia? Forse perché il suo corpo
è fluidico? Ma non è forse fra i fluidi più rarefatti, anzi tra quelli che egli
ritiene come imponderabili (l’elettricità, per esempio), che l’uomo trova i suoi
più potenti motori. Forse che la luce imponderabile non esercita una azione
chimica sopra la materia ponderabile? Noi non conosciamo la natura intima
del perispirito, ma supponiamolo formato di materia elettrica, o di tutt'altra
così sottile: perché non avrebbe egli la medesima proprietà se fosse diretto da
una volontà?
4 - Dal momento che l’esistenza dell’anima e quella di Dio, che sono
conseguenza l’una dell’altra, stanno alla base di tutto l’edificio, prima di
incominciare una discussione spiritica è necessario assicurarsi se
l’interlocutore ammette questa base. Se alle seguenti questioni: Credete voi in
Dio? Credete voi di avere un’anima? Credete voi alla sopravvivenza dell’anima
dopo la morte? egli risponde negativamente, o soltanto se egli dice
semplicemente: Io non so vorrei che fosse così, ma non ne sono
sicuro, ciò che, la maggior parte delle volte, equivale ad una cortese
negazione presentata sotto una forma meno decisa, sarebbe inutile andare
oltre, quanto lo sarebbe il voler convincere delle proprietà della luce il cieco
che non ammettesse l’esistenza della luce stessa, giacché, in conclusione, le
manifestazioni spiritiche non sono altro che gli effetti delle proprietà
dell’anima; con costui converrebbe seguire un tutt’altro ordine d’idee per non
perdere tempo.
Se la base è ammessa, non a titolo di probabilità ma come cosa sicura,
incontestabile, l’esistenza degli spiriti ne deriva naturalmente.
5 - Resta ora a sapersi se lo spirito può entrare in comunicazione con l’uomo,
vale a dire se può avere con lui uno scambio di pensieri. E perché no? Che
cosa è l’uomo se non uno spirito imprigionato in un corpo? Perché lo spirito
libero non dovrebbe poter comunicare con lo spirito schiavo, come l’uomo
libero con quello che è incatenato? Se ammettete la sopravvivenza dell’anima,
come potete razionalmente negare la sopravvivenza delle affezioni? Dal
momento che le anime sono dappertutto, non è naturale il pensare che quella
d’un essere il quale ci amò durante la vita, venga vicino a noi, desideri
comunicare con noi, e si serva a quest’uopo dei mezzi che sono a sua
disposizione? Durante la vita non agiva egli sulla materia del suo corpo? Non
ne dirigeva egli i movimenti? Perché dunque dopo la sua morte, d’accordo con
un altro spirito legato al corpo, non dovrebbe servirsi di questo corpo vivente
per manifestare il suo pensiero come un muto può servirsi di un uomo
parlante per farsi capire?
6 - Facciamo, per un istante, astrazione dai fatti, i quali, per noi, rendono la
cosa incontestabile; ammettiamo che ciò sia possibile a titolo semplice di
ipotesi; noi domandiamo che gli increduli ci provino, non con semplice
negazione, poiché la loro opinione personale non può fare legge, ma con
ragioni perentorie che ciò non può essere. Noi vogliamo metterci sul loro
terreno e giacché vogliono apprezzare i fatti spiritici con l’aiuto delle leggi
della materia, ricavino dunque da questo arsenale qualche dimostrazione
matematica, fisica, chimica, meccanica, fisiologica, e provino per a più b,
sempre partendo dal principio dell’esistenza e sopravvivenza dell’anima:
1) Che l’essere che pensa in noi durante la vita non deve più pensare dopo
morte.
2) Che se egli pensa non deve più pensare a quelli che ha amato.
3) Che se egli pensa a quelli che ha amato non deve più voler comunicare con
loro.
4) Che se egli può essere dappertutto, non può essere accanto a noi.
5) Che se egli ci è vicino, non può comunicare con noi.
6) Che per mezzo del suo involucro fluidico egli non può agire sopra la
materia inerte.
7) Che se può agire sopra la materia inerte, egli non può agire sopra un essere
animato.
8) Che se egli può agire sopra un essere animato, non può dirigere la sua
mano per farlo scrivere.
9) Che potendo farlo scrivere, non può rispondere alle sue questioni e
trasmettergli il suo pensiero.
Quando gli avversari dello spiritismo ci avranno dimostrato che le cose
suddette non sono possibili, con ragioni così chiare come quelle con le quali
Galileo dimostrò non essere il sole che gira attorno la terra; allora noi
potremo dire che i loro dubbi sono fondati; sfortunatamente, finora tutta la
loro argomentazione si riassume in queste parole: Io non credo, dunque è
impossibile. Ci diranno senza dubbio che sta a noi il provare la realtà delle
manifestazioni; noi la proviamo loro con i fatti e con il ragionamento; se essi
non ammettono né l’uno né l’altro, se negano perfino quello che vedono, sta a
loro provare che il nostro ragionamento è falso e che i fatti sono impossibili.
“L’essere umano è in qualsiasi situazione,
quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
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Re: Lettura Libro dei Medium terzo e quarto lunedì del mese

Messaggioda Fernanda » lunedì 11 novembre 2019, 19:22

2 - IL MERAVIGLIOSO E IL SOPRANNATURALE
7 - Se la credenza negli spiriti e nelle loro manifestazioni fosse un concetto
isolato, il prodotto d’un sistema, essa potrebbe, con qualche apparenza di
ragione, essere sospettata d’illusione; ma, di grazia, ci si spieghi perché questa
credenza si trova così viva presso tutti i popoli antichi e moderni, e nei libri
santi di tutte le religioni conosciute? Ciò si spiega, dicono i critici, perché
l’uomo in ogni tempo ha amato il meraviglioso. Che cosa è dunque il
meraviglioso secondo voi? Ciò che è soprannaturale. Che cosa intendete voi
per soprannaturale? Quello che è contrario o sfugge alle leggi della natura
comunemente intese. Voi dunque siete talmente addentro in queste leggi, che
vi riesce possibile assegnare un limite alla potenza di Dio? Ebbene, allora
provate che l’esistenza degli spiriti e le loro manifestazioni sono contrarie alle
leggi della natura; che essa non è e non può essere una di queste leggi. Seguite
la dottrina spiritica ed osservate se questo concatenamento non ha tutti i
caratteri d’una legge ammirevole, la quale risolve tutto quello che le leggi
filosofiche non hanno potuto risolvere sinora. Il pensiero è uno degli attributi
dello Spirito; la possibilità d’agire sulla materia, di fare impressione sopra i
nostri sensi, ed in seguito trasmettere il suo pensiero, risulta, se possiamo così
esprimerci, dalla sua costituzione fisiologica; dunque non vi è in questo fatto
niente di soprannaturale, niente di meraviglioso. Che un uomo morto, e ben
morto, torni a rivivere fisicamente, che le sue membra disperse si riuniscano
per riformare il suo corpo, ecco il meraviglioso, il soprannaturale, il
fantastico; ciò costituirebbe un avvenimento eccezionale che Dio non
potrebbe compiere se non per mezzo d’un miracolo; ma niente di simile si
trova nella dottrina spiritica.
8 - Ciò nonostante, qualcuno dirà, voi ammettete che uno spirito possa
sollevare una tavola e mantenerla nello spazio senza punto d’appoggio, non
sarebbe questa una eccezione alla legge di gravità? Sì, alla legge conosciuta;
ma la natura ha forse già detto l’ultima sua parola? Prima che la forza
ascensionale di certi gas fosse provata, chi avrebbe detto che una pesante
macchina con molti uomini a bordo avrebbe potuto trionfare della forza
d’attrazione? Agli occhi del volgo non doveva ciò sembrare meraviglioso,
diabolico? Chi, nel secolo scorso, avesse proposto di trasmettere un dispaccio
a molti chilometri di distanza e di riceverne la risposta dopo qualche minuto
sarebbe passato per folle; se fosse riuscito a farlo, si sarebbe creduto che
avesse il diavolo ai suoi ordini, poiché in quel tempo solo il diavolo sarebbe
stato capace di andare così presto. Perché, dunque, un fluido sconosciuto non
potrebbe avere la proprietà, in date circostanze, di controbilanciare l’effetto
della gravità, come l’idrogeno controbilancia il peso del pallone? Questo,
notiamolo di passaggio, è un paragone, ed è fatto unicamente per dimostrare,
per analogia, che il fatto non è fisicamente impossibile. Ora è precisamente
quando gli scienziati, nell’osservazione di questi fenomeni, vollero procedere
per via di similitudini, che sono andati fuori carreggiata. Del resto, il fatto è là;
tutte le negazioni possibili non potrebbero impedire che egli non sia, poiché
negare non vuol dire provare; per noi non vi è nulla di soprannaturale; questo
è quanto per il momento possiamo assicurare.
9 - Se il fatto è constatato, soggiungeranno gli avversari, noi l’accettiamo; di
più accettiamo la causa che volete attribuirgli, quella d’un fluido sconosciuto;
ma chi ci prova l’intervento degli spiriti? Qui sta il meraviglioso, il
soprannaturale.
Ora occorrerebbe una piena dimostrazione che non sarebbe a suo posto e
farebbe, d’altra parte, doppio impiego, giacché ella emerge da tutte le altre
parti dell’insegnamento. Tuttavia, per riassumerla in qualche parola, diremo
che essa è teoricamente fondata su questo principio: Ogni effetto
intelligente deve avere una causa intelligente; nella pratica, poi, sopra
questa osservazione che i fenomeni detti spiritici, avendo date prove
d’intelligenza, dovevano avere la loro causa all’infuori della materia; che
questa intelligenza, non essendo quella degli individui presenti - questo è un
risultato d’esperienza - doveva essere loro estranea; infine, poiché non si
vedeva l’essere che agiva, egli era, dunque, un essere invisibile. E’ allora che,
di osservazione in osservazione, si arrivò a riconoscere che questo essere
invisibile, a cui si diede il nome di Spirito, non è altro che l’anima di quelli che
già vissero corporalmente, e che la morte ha spogliato del loro grossolano
involucro visibile, lasciando loro peraltro un involucro etereo, invisibile a noi
nel suo stato normale. Ecco, dunque, il meraviglioso ed il soprannaturale
ridotti alla loro più semplice espressione. Constatata così l’esistenza di esseri
invisibili, la loro azione sulla materia risulta dalla natura del loro involucro
fluidico; questa azione è intelligente, perché, morendo, essi non hanno
perduto che il loro corpo, ma hanno conservata l’intelligenza, che è la loro
essenza; ecco la chiave di tutti questi fenomeni ritenuti a torto soprannaturali.
L’esistenza degli spiriti non è dunque un sistema preconcetto, un’ipotesi
immaginata per spiegare i fatti; è un risultato dell’osservazione e la
conseguenza naturale dell’esistenza dell’anima; negare questa causa
equivarrebbe a negare l’anima ed i suoi attributi. Coloro i quali pensassero di
poter dare di questi effetti intelligenti una soluzione più razionale, potendo
soprattutto rendere ragione di tutti i fatti, la diano pure, ed allora si potrà
discutere il merito di ciascuna.
10 - Agli occhi di quelli che considerano la materia come la sola potenza della
natura, tutto ciò che non può essere spiegato con le leggi della
materia è meraviglioso o soprannaturale; e per essi meraviglioso è
sinonimo di superstizione. A questo titolo, la religione, fondata sopra
l’esistenza d’un principio immateriale, sarebbe un tessuto di superstizioni;
essi non osano dirlo ad alta voce, ma lo sussurrano a voce bassa, e credono di
salvare le apparenze concedendo che abbisogna una religione per il popolo ed
affinché i fanciulli siano buoni; ora, delle due cose, l’una: o il principio
religioso è vero, oppure è falso; se esso è vero, deve esserlo per tutti; se è falso,
non è migliore per gli ignoranti, che per le genti illuminate.
11 - Coloro che combattono lo spiritismo in nome del meraviglioso,
s’appoggiano, dunque, generalmente sopra il principio materialistico, giacché,
negando l’esistenza di qualunque effetto extra-materiale, negano, in
conseguenza, l’esistenza dell’anima; investigate il fondo del loro pensiero,
scrutate bene il senso delle loro parole, e vedrete quasi sempre che questo
principio, se non è categoricamente formulato, appare sotto la veste d’una
pretesa filosofia razionale di cui essi lo coprono. Rigettando nel meraviglioso
tutto ciò che deriva dall’esistenza dell’anima, sono dunque conseguenti con se
stessi; non ammettendo la causa, non possono ammetterne gli effetti; da ciò
deriva in essi un’opinione preconcetta, che li rende inadatti a giudicare
sanamente lo spiritismo; giacché essi partono dal principio della negazione di
tutto ciò che non è materiale. In quanto a noi, ammettendo gli effetti che sono
la conseguenza dell’esistenza dell’anima, ne deriva forse che accettiamo tutti i
fatti qualificati meravigliosi? Forse che siamo noi i campioni di tutti i
sognatori, gli adepti di tutte le utopie e di tutte le eccentricità sistematiche? Si
conoscerebbe ben poco lo spiritismo se così si pensasse; ma i nostri avversari
non si danno tanti fastidi; la necessità di conoscere quello di cui parlano è
l’ultima delle loro preoccupazioni. Secondo loro, il meraviglioso è assurdo;
ora, lo spiritismo si appoggia su fatti meravigliosi; dunque, lo spiritismo è
assurdo: questo è da parte loro un giudizio senz’appello. Credono di opporre
un argomento incontestabile, quando, dopo aver fatto erudite ricerche sopra i
convulsionari di San Medardo, i Camisardi delle Cevenne, o le religiose di
Loudun, sono arrivati a scoprire dei fatti evidenti di inganno che nessuno
contesta; ma queste storie, sono forse il vangelo dello spiritismo? I suoi
sostenitori hanno mai negato che il ciarlatanismo abbia usufruito di certi fatti
a suo profitto, che l’immaginazione ne abbia creati altri, e che il fanatismo ne
abbia esagerati moltissimi? Non si può rendere lo spiritismo solidale con le
stravaganze che in suo nome si possono commettere, nello stesso modo che
non si può rendere la vera scienza solidale con gli abusi che l’ignoranza può
fare a suo danno, come pure non si può rendere responsabile la vera religione
degli eccessi del fanatismo. Molti critici giudicano lo spiritismo basandosi sui
racconti delle fate e delle leggende popolari che ne sono la finzione;
altrettanto varrebbe giudicare la storia basandoci sui romanzi storici e le
tragedie.
12 - Con logica elementare, per discutere una cosa bisogna conoscerla,
giacché l’opinione d’un critico non ha valore se non in quanto egli parla con
perfetta cognizione di causa; allora solamente la sua opinione, anche se
erronea, può essere presa in considerazione; ma quale peso può essa avere
quando si tratta di una materia che egli non conosce? Il vero critico deve dar
prova non solo di erudizione, ma d’una scienza profonda circa il soggetto che
imprende a trattare, d’un giudizio sano e d’una imparzialità a tutta prova;
altrimenti, il primo strimpellatore venuto potrebbe arrogarsi il diritto di
giudicare Rossini, ed un imbrattamuri quello di censurare Raffaello.
13 - Lo spiritismo non accetta dunque tutti i fatti stimati meravigliosi e
soprannaturali; al contrario, esso dimostra l’impossibilità d’un gran numero
di credenze, ed il ridicolo di certe altre, che costituiscono, parlando
propriamente, la superstizione. E’ bensì vero che tra le cose che lo spiritismo
ammette ve ne sono di quelle che agli increduli sembrano puramente
meravigliose, ossia che cadono nel dominio della superstizione; sia pure, ma
almeno discutete soltanto su questi punti, dal momento che sugli altri nulla vi
è da dire e voi predicate a convertiti.
Attaccandovi a quello che lo stesso spiritismo rifiuta, provate la vostra
ignoranza della cosa, ed i vostri argomenti cadranno nel falso.
Ma, diranno essi, dove s’arresta, dunque, la credenza nello spiritismo?
Leggete, osservate e poi lo saprete. Qualunque scienza si acquista soltanto col
tempo e con lo studio; ora, lo spiritismo, che tocca le questioni più gravi della
filosofia e tutti i rami dell’ordine sociale; che abbraccia d’un colpo l’uomo
fisico e l’uomo morale, costituisce esso stesso una scienza completa, una
filosofia che non può essere imparata in qualche ora, come non lo sarebbe
qualunque altra scienza. Sarebbe altrettanto puerile vedere tutto lo spiritismo
in una tavola girante, quanto vedere tutta la fisica in certi giocattoli da
fanciulli. Chiunque non voglia arrestarsi alla sua superficie, dovrà impiegarvi
non solo delle ore, ma dei mesi e degli anni, prima di averne investigati tutti
gli arcani. Da ciò si può comprendere quale grado di sapere e quale valore
possa avere l’opinione di coloro che si arrogano il diritto di giudicare, perché
hanno visto tutt’al più una o due esperienze, sovente in via di distrazione e di
passatempo. Diranno senza dubbio che non hanno l’agio di dare tutto il
tempo necessario a questo studio; sia pure, niente ve li costringe; ma, allora,
quando non si ha il tempo di imparare una cosa, si deve pure evitare di
parlarne, ed ancora meno di giudicarla, se non si vuole essere accusati di
leggerezza; ora, più si occupa una elevata posizione nella scienza, meno si è
scusati di trattare leggermente un soggetto che non si conosce.
14 - Riassumendo, diremo:
1) Tutti i fenomeni spiritici hanno per principio l’esistenza dell’anima, la sua
sopravvivenza al corpo e le sue manifestazioni;
2) Questi fenomeni, essendo fondati sopra una legge di natura, nulla hanno di
meraviglioso e di soprannaturale nel senso volgare di queste parole;
3) Molti fatti sono ritenuti soprannaturali, solamente perché non se ne
conosce la causa; lo spiritismo, assegnando loro una causa, li fa rientrare nel
dominio dei fenomeni naturali;
4) Fra i fatti qualificati come soprannaturali, ve ne sono molti di cui lo
spiritismo dimostra l’impossibilità, e che esso classifica fra le credenze
superstiziose;
5) Quantunque lo spiritismo riconosca in molte credenze popolari un fondo
di verità, non accetta peraltro tutte le storie fantastiche create
dall’immaginazione;
6) Giudicare lo spiritismo a proposito dei fatti che esso non ammette, è dare
prova d’ignoranza, e togliere ogni valore alla propria opinione;
7) La spiegazione dei fatti ammessi dallo spiritismo, le loro cause e le loro
conseguenze morali costituiscono una scienza ed una filosofia completa, che
richiede uno studio serio, perseverante ed approfondito;
8) Lo spiritismo non può ritenere come critico serio se non colui il quale ha
tutto visto, tutto studiato, tutto approfondito, con la pazienza e la
perseveranza d’un osservatore coscienzioso; colui che su questo argomento ne
sapesse quanto l’adepto più illuminato; che avesse, per conseguenza, attinte le
sue conoscenze altrove che nei romanzi della scienza; a cui non si potesse
opporre alcun fatto che egli non conoscesse, alcun argomento che non avesse
già meditato; colui che confutasse, con gli argomenti più perentori, e non con
semplici negazioni; colui infine che potesse assegnare una causa più logica ai
fatti constatati. Ma finora questo critico non si è ancora trovato.
15 - Noi abbiamo poco fa pronunziato la parola miracolo; una breve
spiegazione su questo proposito non sarà fuori posto in questo capitolo, che
verte sul meraviglioso.
Nel suo valore primitivo e per la sua etimologia la parola miracolo significa
cosa straordinaria, cosa ammirabile a vedersi; ma questa parola,
come tante altre, si è allontanata dal senso originario, ed oggi (secondo
l’accademia francese) vuol significare un atto della potenza divina
contrario alle leggi comuni della natura. Tale, infatti, è il suo usuale
significato, e solamente in via di paragone e di metafora si applica alle cose
volgari che ci sorprendono, la cui causa ci è sconosciuta. Non entra affatto nel
nostro compito di esaminare se Dio ha potuto giudicare cosa utile di derogare
in certe circostanze alle leggi da lui stesso stabilite; il nostro scopo è
unicamente quello di dimostrare che i fenomeni spiritici, per quanto
straordinari essi siano, non derogano affatto a queste leggi, non hanno alcun
carattere miracoloso, e tanto meno sono meravigliosi e soprannaturali. Il
miracolo non si spiega; i fenomeni spiritici, al contrario, si spiegano nella
maniera più razionale; non sono dunque miracoli, ma semplici effetti, che
hanno la loro ragione di essere nelle leggi generali. Il miracolo ha ancora un
altro carattere, che è quello di essere insolito ed isolato. Ora, dal momento che
un fatto si riproduce, per così dire, a volontà, e per diverse persone, ciò non
può essere un miracolo.
La scienza fa ogni giorno miracoli agli occhi degli ignoranti; ecco perché una
volta quelli che per sapienza si elevavano dal volgo erano tenuti in conto di
stregoni; e siccome si credeva che ogni scienza sovrumana venisse dal diavolo,
così essi venivano bruciati. Oggi, in tempi di civiltà più avanzata, ci si limita a
mandarli in manicomio.
Miracolo sarebbe quello per cui un uomo morto fosse richiamato alla vita
mediante l’intervento divino, come già abbiamo detto, perché è una cosa
contraria alle leggi della natura. Ma se quest’uomo ha soltanto le apparenze
della morte, se vi è ancora in lui un resto di vitalità latente e che la scienza
od un’azione magnetica giunga a rianimarlo, per le genti illuminate ciò
sarebbe un fenomeno naturale; ma agli occhi del volgo ignorante il fatto
passerà per miracoloso, e l’autore sarà o lapidato o venerato, secondo il
carattere degli individui. Se in mezzo a certe campagne un fisico lancia un
cervo-volante elettrico e fa cadere la folgore sopra un albero, questo nuovo
Prometeo sarà certamente tenuto come un uomo armato di potenza diabolica.
E, sia detto di passaggio, Prometeo, secondo noi, sembra avere singolarmente
preceduto Franklin; ma Giosuè, che arresta il movimento del sole, o piuttosto
della terra, costituisce per noi il vero miracolo, giacché noi non conosciamo
alcun magnetizzatore dotato d’una potenza così grande per operare un simile
prodigio. Fra tutti i fenomeni spiritici, uno dei più straordinari è, senza
dubbio, quello della scrittura diretta, perché dimostra nella maniera più
chiara l’azione delle intelligenze occulte; ma non per questo è più miracoloso
degli altri fenomeni attribuiti ad agenti invisibili; poiché questi esseri occulti
che popolano lo spazio sono una delle potenze della natura, potenza la cui
azione è incessante sul mondo materiale, altrettanto che sul mondo morale.
Lo spiritismo, illuminandoci su questa potenza, ci dà la chiave d’una quantità
di cose inesplicate ed inesplicabili da tutti gli altri mezzi, e che hanno potuto
essere ritenute prodigiose nei tempi passati; egli rivela, come dal suo lato fa il
magnetismo, una legge, se non sconosciuta, almeno mal compresa; o, per
meglio dire, se ne conoscevano gli effetti, giacché si sono prodotti in tutti i
tempi, ma si ignorava la legge da cui erano retti, e questa ignoranza generò la
superstizione. Conosciuta questa legge, il meraviglioso scompare ed i
fenomeni rientrano nell’ordine delle cose naturali. Ecco perché gli spiritisti
non fanno miracoli nel far girare un tavolo, o nel far scrivere i trapassati, più
di quello che ne faccia il medico facendo rivivere un moribondo, od il fisico
attirando la folgore.
Colui che pretendesse, con l’aiuto di questa scienza, di fare dei miracoli,
sarebbe un ignorante od un ciarlatano.
16 - I fenomeni spiritici, come i fenomeni magnetici, prima che se ne
conoscesse la causa, furono creduti prodigi; ora, come gli scettici, gli spiriti
forti, cioè quelli che credono di avere il privilegio esclusivo della ragione e del
buon senso, non credono possibile una cosa dal momento che non la
capiscono, così tutti i fatti creduti prodigiosi sono l’oggetto dei loro scherni; e
poiché la religione contiene un gran numero di fatti di questo genere, essi non
credono alla religione, e di là all’incredulità assoluta non vi è che un passo. Lo
spiritismo, spiegando la maggior parte di questi fatti, dà loro una ragione
d’essere. Esso viene dunque in aiuto alla religione dimostrando la possibilità
di certi fatti, i quali, quantunque privi del carattere miracoloso, non sono
meno straordinari; e Dio non rimane meno grande, né meno possente, benché
non deroghi alle sue leggi.
Di quanti scherni non furono bersaglio le levitazioni di San Giuseppe da
Copertino! Ora la sospensione eterea dei corpi gravi è un fatto spiegato dalla
legge spiritica; noi ne fummo in persona testimoni oculari, ed il signor
Home, come pure altre persone di nostra conoscenza, hanno rinnovato
diverse volte i fenomeni manifestati da San Giuseppe da Copertino. Dunque,
questo fenomeno rientra nell’ordine delle cose naturali, anche se non comuni.
17 - Nel numero dei fatti di questo genere conviene porre in prima linea le
apparizioni, giacché queste sono le più frequenti. Quella della Salette, sulla
quale è divisa l’opinione del clero, nulla ha per noi di insolito. Certamente, noi
non possiamo affermare che il fatto ebbe luogo, giacché non ne abbiamo la
prova materiale; ma per noi esso è possibile, poiché conosciamo migliaia di
fatti analoghi recenti. Ci crediamo, non solo perché la loro realtà è cosa per
noi accertata, ma soprattutto perché ci rendiamo perfettamente ragione della
maniera nella quale si producono. Rimandiamo il lettore alla teoria, che
diamo in seguito, delle apparizioni, ed egli potrà scorgere come questo
fenomeno diventa tanto semplice e plausibile, quanto molti fenomeni fisici,
che sembrano prodigiosi soltanto perché non se ne possiede la spiegazione.
Quanto poi al personaggio presentatosi alla Salette, è un’altra questione; la
sua identità non ci è affatto dimostrata; constatiamo semplicemente che una
apparizione può avere avuto luogo, il resto non è di nostra competenza;
ognuno può, su questo punto, conservare le sue convinzioni; lo spiritismo non
deve occuparsene. Assicuriamo solamente che i fatti prodotti dallo spiritismo
ci rivelano nuove leggi e ci danno la chiave d’una quantità di cose che
sembravano soprannaturali; se alcuni di questi fatti, che passavano per
miracoli, vi trovano una spiegazione logica, ciò costituisce un motivo di più
per non affrettarsi a negare quello che non si comprende. I fenomeni spiritici
sono contestati da certe persone, precisamente perché, sembrando uscire
dalla legge comune, non si può rendersene conto. Date loro una base
razionale, e cesserà il dubbio. La spiegazione, in questo secolo che non si
appaga di semplici parole, è dunque un potente motivo di convinzione; così,
noi vediamo ogni giorno persone che non furono mai testimoni d’alcun fatto,
che non ebbero mai modo di vedere una tavola girare, né un medium scrivere,
e che, ciò nonostante, sono convinte quanto noi, unicamente perché hanno
letto e compreso. Se dovessimo credere soltanto a quello che abbiamo visto
con gli occhi, le nostre convinzioni si ridurrebbero a ben poca cosa.
3 - METODO
18 - Il desiderio naturale e lodevolissimo di tutti gli adepti, desiderio mai
abbastanza incoraggiato, è quello di fare proseliti. Per facilitare il loro
compito, ci proponiamo dunque di esaminare la via, secondo noi più sicura,
per arrivare a questo scopo, risparmiando loro inutili sforzi.
Abbiamo detto che lo spiritismo è una scienza ed una filosofia completa;
colui, dunque, che seriamente vuole conoscerla, deve prima di tutto obbligarsi
ad uno serio studio, e persuadersi che, al pari delle altre scienze, non può
impararsi giocando. Lo spiritismo, l’abbiamo detto, tocca tutte le questioni
che interessano l’umanità; il suo campo è immenso, e conviene anzitutto
guardarlo dal punto di vista delle sue conseguenze. La credenza negli spiriti
ne forma senza dubbio la base, ma questa non basta per fare uno spiritista
illuminato, allo stesso modo che la credenza in Dio non basta per fare un
teologo. Osserviamo dunque come ci conviene procedere in questo
insegnamento per arrivare più sicuramente alla convinzione.
Non si spaventino gli adepti per questa parola insegnamento.
Non vi è soltanto l’insegnamento dato dall’alto della cattedra o della tribuna;
ma altresì quello della semplice conversazione. Qualunque persona cerchi di
persuaderne un’altra, sia per mezzo di spiegazioni, sia per quello delle
esperienze, fa un insegnamento; e noi, che desideriamo che la sua fatica dia
buoni frutti, ci crediamo in dovere di dargli qualche consiglio, di cui potranno
approfittare anche quelli che vogliono istruirsi da se stessi; essi troveranno il
mezzo d’arrivare più sicuramente e più rapidamente allo scopo.
19 - Si crede generalmente che per convincere basti mostrare dei fatti; questo
sembra difatti il cammino più logico, e tuttavia l’esperienza ci dimostra che
esso non è sempre il migliore, poiché si vedono spesso individui che non
restano convinti dai fatti più evidenti. E perché ciò? Noi cercheremo di darne
una spiegazione, valendoci della nostra lunga esperienza.
Nello spiritismo, la questione degli spiriti è secondaria e consecutiva; non è
questo il vero punto di partenza; anzi, consiste precisamente in questo l’errore
nel quale si cade e che spesso frena certe persone. Gli spiriti non essendo altro
che le anime degli uomini, il vero punto di partenza è dunque l’esistenza
dell’anima. Ora, come può il materialista ammettere che vi siano esseri i quali
vivano all’infuori del mondo materiale, quando crede che lo stesso suo Io sia
pura materia? Come può credere all’esistenza degli spiriti all’infuori di sé,
quando non crede di averne uno in se stesso? Invano si cercherebbe di
accumulare ai suoi occhi le prove più tangibili, egli le contesterà tutte, poiché
non ne ammette il principio. Ogni insegnamento metodico deve procedere dal
cognito all’incognito; per il materialista, il cognito è la materia. Procedete
dunque dalla materia, e cercate prima di tutto, facendogliela osservare, di
convincerlo che vi è in lui qualcosa che sfugge alle leggi di essa; in una parola,
prima di renderlo SPIRITISTA, cercate di renderlo
SPIRITUALISTA: ma per questo bisogna procedere con altri mezzi, con un
insegnamento del tutto speciale, seguendo un ordine particolare di idee;
parlargli di spiriti prima che egli sia convinto d’avere un’anima, sarebbe
incominciare dalla fine, giacché egli non può ammettere la conclusione se non
ammette le premesse. Prima, dunque, di accingersi a convincere un incredulo,
anche con i fatti, è necessario assicurarsi della sua opinione intorno all’anima,
vale a dire se crede alla sua esistenza, alla sopravvivenza al corpo, alla sua
individualità dopo la morte; se la sua risposta è negativa, sarebbe fatica
sprecata parlargli di spiriti. Ecco la regola. Siamo dell’idea che vi possano
essere delle eccezioni; ma allora, probabilmente, sussisterà un’altra causa che
lo renderà meno refrattario.
20 - Fra i materialisti conviene distinguere due classi: nella prima, noi
metteremo quelli che lo sono per sistema. Per questi non esiste il dubbio;
essi negano assolutamente, ragionando alla loro maniera; ai loro occhi,
l’uomo è semplicemente una macchina la quale cammina finché è caricata,
che si scompone col tempo, e di cui dopo la morte non resta che la carcassa. Il
numero di questi è fortunatamente molto ristretto e non costituisce in
nessuna parte una scuola di gran testo; noi non abbiamo bisogno d’insistere
sui deplorevoli effetti che deriverebbero all’ordine sociale dalla
volgarizzazione d’una tale dottrina; ci siamo, a quest’uopo, abbastanza estesi
nel Libro degli Spiriti (n. 147, e Conclusione, Cap. III).
Quando abbiamo detto che il dubbio cessa negli increduli in presenza d’una
spiegazione razionale, bisogna eccettuare i materialisti ad ogni costo; quelli
che negano ogni potenza ed ogni principio intelligente all’infuori della
materia; la maggior parte di essi si ostina nella sua opinione per orgoglio, e
crede il suo amor proprio impegnato a persistervi; essi vi persistono di fronte
a qualunque prova opposta, perché non vogliono avere il disotto. Con quella
gente, non conviene lasciarsi abbindolare dalla maschera di sincerità di coloro
che dicono: Fatemi vedere e crederò. Altri sono più franchi e dicono
addirittura: Anche se vedessi, non crederei.
21 - La seconda classe di materialisti è molto più numerosa (giacché il vero
materialismo è un sentimento antinaturale), e comprende quelli che lo sono
per indifferenza e si può dire per mancanza di meglio: essi non sono tali
per proposito deliberato; anzi, non domandano che di poter credere, giacché
l’incertezza è per loro un tormento. Vi è in essi una vaga aspirazione verso
l’avvenire; ma quest’avvenire è stato presentato loro sotto un aspetto che la
loro ragione non può accettare; di là il dubbio, la incredulità. Nel loro spirito,
l’incredulità non è eretta a sistema; presentate loro qualcosa di razionale, ed
essi la accetteranno con premura; questi possono dunque capirci, essendo più
vicini a noi di quanto essi stessi non credano. Coi primi non parlate né di
rivelazione, né degli angeli, né del paradiso: essi non vi capirebbero; ma,
partendo dal loro stesso punto di vista, provate loro che le leggi della
fisiologia sono impotenti per rendere ragione di tutto; il resto verrà in seguito.
Tutt’altra cosa avviene quando l’incredulità non è preconcetta, poiché allora
non vi è un’assoluta incredulità; è un germe latente soffocato da cattive erbe,
ma che può essere animato da una scintilla; è il cieco al quale si rende la vista,
che è lieto di vedere la luce; è il naufrago al quale si tende la mano salvatrice.
22 - Accanto ai materialisti propriamente detti, vi è una terza classe
d’increduli, che, quantunque spiritualisti, almeno di nome, non sono meno
refrattari; questi sono gli increduli di cattiva volontà. Essi sarebbero
malcontenti di dover credere, perché ciò turberebbe la loro tranquillità nei
godimenti materiali; essi temono di vedervi la condanna della loro ambizione,
del loro egoismo e delle vanità umane di cui si sono fatta la loro delizia;
chiudono gli occhi per non vedere e si turano le orecchie per non capire. Non
si può far altro che compiangerli.
23 - Una quarta categoria la chiameremo degli increduli interessati o di
cattiva fede. Questi sanno benissimo quale opinione dovrebbero avere sullo
spiritismo, ma palesemente lo condannano per motivi d’interesse personale.
Di costoro non v’è niente da dire, come non v’è niente da fare con essi. Se il
materialista puro s’inganna, ha almeno in suo favore la scusa della buona
fede; si può farlo ravvedere provandogli il suo errore; ma vi è qui partito
preso, contro il quale tutti gli argomenti si infrangono; il tempo si incaricherà
di aprire loro gli occhi e di mostrare loro, forse a loro spese, dove stavano i
loro veri interessi, giacché, non potendo impedire alla verità di espandersi,
saranno trascinati dal torrente, e con essi tutti gli interessi che credevano di
difendere.
24 - Oltre queste diverse categorie di oppositori, vi è un’infinità di gradazioni,
fra le quali possiamo annoverare gli increduli per pusillanimità: il
coraggio verrà loro quando vedranno che gli altri non vengono condotti al
rogo; gli increduli per scrupolo religioso: uno studio illuminato
insegnerà loro che lo spiritismo si appoggia sopra le basi fondamentali della
religione, che rispetta tutte le credenze, che anzi è efficacissimo per innestare
il sentimento religioso in quelli che non ne hanno, per fortificarlo in quelli nei
quali è tentennante; vi sono poi gli increduli per orgoglio, per spirito di
contraddizione, per noncuranza, per leggerezza, eccetera.
25 - Non possiamo omettere una categoria, che chiameremo degli increduli
per inganno. Questa categoria comprende le persone che sono passate da
una fede esagerata all’incredulità, perché furono soggette ad errori. Da ciò
scoraggiate, hanno tutto abbandonato, tutto respinto. Esse sono nel caso di
colui che nega la buona fede perché fu ingannato. Occorre ancora per esse
uno studio più completo dello spiritismo ed una maggiore esperienza. Colui
che è mistificato dagli spiriti, lo è generalmente perché domanda loro quello
che essi non possono o non devono dire, o perché non è abbastanza
illuminato sopra la cosa per discernere la verità dall’impostura. Molti, d’altra
parte, non vedono nello spiritismo che un nuovo mezzo di divinazione, e
s’immaginano che gli spiriti siano fatti per dire la buona ventura; ora, gli
spiriti leggeri e burloni non tralasciano di divertirsi a loro spese: così essi
annunzieranno mariti alle giovanette, onori all’ambizioso, all’avaro eredità,
tesori nascosti ecc., e ne risultano spesso inganni molto spiacevoli; ma l’uomo
prudente e serio sa preservarsene sempre.
26 - Una classe numerosissima, forse la più numerosa di tutte, ma che non
potrebbe essere collocata fra gli oppositori, è quella degli incerti. Essi sono
generalmente spiritualisti per principio; la maggior parte di essi ha una
vaga intuizione delle idee spiritiche, un’aspirazione verso qualche cosa che
non possono definire; difettano soltanto di ordine e di chiarezza nei loro
pensieri; lo spiritismo è per essi come un lampo di luce, il chiarore che dissipa
la nebbia; per cui accolgono lo spiritismo con premura, perché li libera dalle
angosce dell’incertezza.
27 - Se noi gettiamo un colpo d’occhio sulle diverse categorie di credenti,
troveremo innanzitutto gli spiritisti senza saperlo; questa, a dire il
vero, è una gradazione della classe precedente. Senza mai avere sentito
parlare di dottrina spiritica, hanno il sentimento innato dei grandi principi in
essa contenuti, e questo sentimento si riflette sopra certi passi dei loro scritti
e dei loro discorsi, a tal punto che udendoli si crederebbero completamente
iniziati. Se ne trovano numerosi esempi negli scrittori sacri e profani, nei
poeti, negli oratori, nei moralisti, nei filosofi antichi e moderni.
28 - Fra quelli che sono stati convinti da uno studio immediato, si possono
distinguere:
1) Quelli che credono puramente e semplicemente alle manifestazioni. Lo
spiritismo è per essi una semplice scienza d’osservazione, una serie di fatti più
o meno curiosi; noi li chiameremo spiritisti sperimentatori.
2) Quelli che nello spiritismo vedono qualcosa oltre i fatti; ne comprendono
la parte filosofica; ne ammirano la morale, ma non la praticano. La sua
influenza è insignificante o nulla sul loro carattere; non cambiano niente alle
loro abitudini e non si priverebbero d’un solo godimento. L’avaro rimane
sempre tale, l’orgoglioso sempre pieno di se stesso, l’invidioso ed il geloso
sempre ostili; per essi la carità cristiana non è che una bella massima; costoro
sono gli spiritisti imperfetti.
3) Quelli che non si contentano di ammirare la morale spiritica, ma che la
praticano e ne accettano tutte le conseguenze. Convinti che l’esistenza
terrestre sia una prova passeggera, cercano di mettere a profitto questi istanti
così brevi per camminare nella via del progresso, che solo può elevarli nella
gerarchia del mondo degli spiriti, sforzandosi di fare il bene e di reprimere le
loro tendenze cattive; le loro relazioni sono sempre sicure, poiché la loro
convinzione li allontana da ogni pensiero del male. La carità è in ogni cosa la
regola della loro condotta; questi sono i veri spiritisti, o meglio, gli
SPIRITISTI CRISTIANI.
4) Vi sono infine gli spiritisti esaltati. La specie umana sarebbe perfetta se
essa non prendesse che il lato buono delle cose. L’esagerazione è nociva in
tutto; nello spiritismo imprime una confidenza troppo cieca e spesso puerile
alle cose del mondo invisibile, e fa accettare troppo facilmente e senza
controllo certe cose o fatti di cui la riflessione e l’esame dimostrerebbero
l’assurdità e la impossibilità; ma l’entusiasmo non riflette: esso abbaglia.
Questa categoria di adepti è più nociva che utile alla causa dello spiritismo;
sono i meno atti a convincere, giacché si diffida, e con ragione, del loro
raziocinio; essi sono beffati senza che se ne avvedano in alcun modo, sia dagli
spiriti mistificatori, sia dagli uomini che cercano di sfruttare la loro credulità.
Il male non sarebbe tanto grande se essi dovessero essere i soli a subirne le
conseguenze; ma essi danno senza volerlo, le armi agli increduli, i quali
cercano di beffare, piuttosto che di convincersi, addossando a tutti il ridicolo
meritato da alcuni. Certamente ciò non è né giusto né razionale; ma si sa che
gli avversari dello spiritismo riconoscono soltanto la loro ragione come di
buona lega, ed è il minimo dei loro fastidi il conoscere a fondo quello di cui
parlano.
29 - I mezzi di convinzione variano estremamente secondo gli individui;
quello che persuade gli uni non produce effetto sugli altri; chi resta convinto
da qualche manifestazione materiale, chi da comunicazioni intelligenti, il più
gran numero dal ragionamento. Noi possiamo anche dire che i fenomeni sono
di poco peso per la maggior parte di coloro che non vi sono preparati dal
ragionamento; più questi fenomeni sono straordinari, più si allontanano dalle
leggi conosciute e maggiormente incontrano opposizione, e ciò per una
ragione molto semplice, cioè perché l’uomo è portato a dubitare per sua
natura di ogni cosa che non abbia una sanzione razionale; ciascuno la
considera dal suo punto di vista e se la spiega alla sua maniera: il materialista
vi vede una causa puramente fisica od un inganno: l’ignorante ed il
superstizioso, una causa diabolica o soprannaturale; mentre una anticipata
spiegazione ha per effetto di distruggere le idee preconcette e di mostrare, se
non la realtà, almeno la possibilità della cosa. La si comprende così prima
d’averla vista; ora, dal momento che la possibilità è riconosciuta, la
convinzione è per tre quarti fatta.
30 - E’ forse utile cercare di convincere un incredulo ostinato? Abbiamo detto
che ciò dipende dalle cause e dalla natura della sua incredulità; spesso
l’insistenza che si mette a persuaderlo lo fanno credere nella sua personale
importanza, il che diventa per lui un motivo per ostinarsi di più. Colui che
non è convinto né dal ragionamento né dai fatti, deve ancora subire la prova
dell’incredulità. Conviene lasciare alla Provvidenza la cura di presentare a lui
circostanze favorevoli; sono abbastanza numerosi coloro che volenterosi
cercano la luce perché si debba perdere il tempo con chi la rigetta. Dirigetevi
dunque agli uomini di buona volontà, il cui numero è maggiore di quello che
si creda, ed il loro esempio, moltiplicandosi, vincerà più resistenze che le
parole. Il vero spiritista non mancherà mai di occasioni per fare il bene in
sollievo dei cuori afflitti, recando la consolazione, calmando i trasporti delle
disperazioni, operando riforme morali; in ciò consiste la sua missione; colà
pure troverà la sua vera soddisfazione. Lo spiritismo è nell’aria; si spande per
la forza delle cose, e perché rende felici quelli che lo professano. Quando i suoi
avversari sistematici lo sentiranno rumoreggiare a sé d’intorno, e fra i loro
stessi amici, capiranno il proprio isolamento e saranno costretti a tacere o ad
arrendersi.
31 - Per procedere nell’insegnamento dello spiritismo come si farebbe nelle
scienze ordinarie, converrebbe passare in rivista tutta la serie dei fenomeni
che possono prodursi, incominciando dai più semplici, per arrivare
successivamente ai più complessi; ora ciò non si può fare, poiché sarebbe
impossibile fare un corso di spiritismo sperimentale, come si fa un corso di
fisica o di chimica. Nelle scienze naturali si opera sulla materia bruta che si
manipola a volontà, e si è quasi sempre sicuri di poterne regolare gli effetti;
nello spiritismo si ha a che fare con intelligenze le quali hanno la loro libertà,
e ci provano ad ogni momento che non sono sottomesse ai nostri capricci;
conviene dunque osservare, aspettare i risultati, prenderli al volo. E’ perciò
che affermiamo a chiare lettere che è un ignorante o un impostore
chiunque si vantasse di ottenerli a volontà. Per questo motivo il vero
spiritismo non si metterà giammai in spettacolo e non salirà mai sui
palcoscenici. Vi è persino qualcosa d’illogico nella supposizione che gli spiriti
vengano a fare la parata ed a sottomettersi ad un’investigazione qualunque,
come semplici oggetti di curiosità.
I fenomeni, dunque, potrebbero o mancare quando se ne avrebbe bisogno, o
presentarsi in un ordine completamente differente da quello che si desidera.
Aggiungiamo ancora che per ottenerli occorrono persone dotate di facoltà
speciali, e che queste facoltà variano all’infinito secondo l’attitudine degli
individui. Ora, essendo estremamente raro che la stessa persona abbia tutte le
attitudini, ciò costituisce una difficoltà in più, giacché occorrerebbe avere
sempre sottomano una vera collezione di medium, il che non è quasi
possibile.
Il mezzo di ovviare a questo inconveniente è semplicissimo, bisogna cioè
incominciare dalla teoria; tutti i fenomeni vi sono passati in rivista; essi sono
spiegati, si può rendersene conto, comprenderne la possibilità, conoscere le
condizioni nelle quali si possono produrre e gli ostacoli ch’essi possono
incontrare; qualunque sia allora l’ordine col quale si manifesteranno in forza
delle circostanze, non avranno più niente che possa sorprendere.
Questa via offre ancora un altro vantaggio; quello, cioè, di risparmiare, a chi
vuol operare, una quantità di disinganni; essendo premunito contro le
difficoltà, può stare in guardia ed evitare di acquistare l’esperienza a sue
spese.
Dal momento che ci occupiamo di spiritismo, ci sarebbe difficile dire il
numero delle persone che sono venute da noi, e fra queste quante ne abbiamo
viste restare indifferenti od incredule in presenza dei fatti più evidenti, e che
furono convinte più tardi da una ragionata spiegazione; quante altre furono
disposte alla convinzione dal ragionamento, quante altre, infine, furono
persuase senza avere visto niente, ma unicamente perché avevano compreso!
Noi parliamo dunque, per esperienza, la quale ci ha dimostrato che il miglior
metodo d’insegnamento spiritico è di dirigersi alla ragione prima di colpire gli
occhi. Questo è pure il metodo che teniamo nelle nostre lezioni, del quale noi
non abbiamo che ad applaudirci.
32 - Lo studio preventivo della teoria ha ancora il vantaggio di mostrare
immediatamente la grandezza dello scopo e la portata di questa scienza;
invece, chi incomincia col vedere una tavola girare o battere dei colpi, è più
portato alla celia, poiché difficilmente può figurarsi che da una tavola possa
uscire una dottrina rigeneratrice dell’umanità. Noi abbiamo sempre osservato
che coloro i quali credono prima d’aver visto, ma solo perché hanno letto e
compreso, ben lungi dall’essere superficiali, sono al contrario quelli che
riflettono di più. Attaccandosi più al fondo che alla forma, per essi la parte
filosofica è la principale, ed i fenomeni propriamente detti l’accessorio; essi
dicono: quand’anche questi fenomeni non esistessero, ne resterebbe
comunque una accettabile filosofia, che da sola risolve problemi rimasti finora
insolubili; che da sola dà la teoria più razionale del passato dell’uomo e del
suo avvenire. Ora, essi preferiscono una dottrina che spieghi, ad un’altra che
non spieghi o che spieghi male. Chiunque rifletta capisce benissimo che si
potrebbe fare astrazione dalle manifestazioni, e che la dottrina sussisterebbe
sempre; le manifestazioni vengono a corroborarla, a confermarla, ma non ne
sono la base essenziale; l’osservatore serio non le rigetta; al contrario, ma egli
attende le circostanze favorevoli che gli permettano di esserne testimonio. La
prova di ciò che noi manifestiamo è che, prima d’avere inteso parlare delle
manifestazioni, una quantità di persone aveva l’intuizione di questa dottrina,
la quale non fece che dare un corpo, un assieme alle loro idee.
33 - Sarebbe d’altra parte inesatto dire che mancano di osservazioni pratiche
coloro che incominciano dalla teoria; essi, al contrario, ne hanno di quelle che
ai loro occhi sono di un peso assai più grande di tutto quanto si potrebbe
produrre in loro presenza. Questi sono i fatti di numerose manifestazioni
spontanee, di cui parleremo nei seguenti capitoli. Pochi sono coloro che non
ne abbiano conoscenza almeno per relazioni intese; molti ne furono essi stessi
testimoni oculari, sebbene non vi abbiano prestato che una mediocre
attenzione. La teoria ha per scopo di darne la spiegazione; e noi diciamo che
questi fatti hanno un gran peso, allorché si appoggiano sopra irrecusabili
testimonianze, a cui non si può supporre né preparazione né connivenza. Se i
fenomeni provocati non esistessero, i fenomeni spontanei sussisterebbero
egualmente, e lo spiritismo avrebbe per risultato di darne una razionale
soluzione, e sarebbe già molto. E’ per questo, che la maggior parte di coloro
che leggono preventivamente, riportano le loro reminiscenze su questi fatti,
che sono per essi una conferma della teoria.
34 - Si ingannerebbe sulla nostra maniera di considerare la questione chi
supponesse che noi consigliamo di trascurare i fatti: sono i fatti che ci
hanno condotto alla teoria. E’ vero che abbiamo dovuto spendervi una
fatica assidua per molti anni, coadiuvata da migliaia di osservazioni; ma
poiché i fatti ci hanno servito e ci servono giornalmente, saremmo
inconseguenti con noi stessi contestandone l’importanza, e soprattutto
allorché facciamo un libro destinato a farli conoscere. Affermiamo soltanto
che senza il ragionamento essi non bastano per determinare la convinzione; è
necessaria una spiegazione preventiva dimostrante che essi nulla hanno di
contrario alla ragione, per disporre ad accettarli. Difatti, su dieci persone
completamente novizie che assisteranno ad una seduta sperimentale, fosse
anche delle più soddisfacenti dal punto di vista degli iniziati, ve ne sono nove
che ne usciranno senza essere convinte, e qualcuna sarà più incredula di
prima, giacché le esperienze non avranno corrisposto alla loro aspettativa.
Ben altra cosa avverrà di quelle che potranno rendersene conto per mezzo
d’una conoscenza teorica anticipata; per esse ciò è solo un mezzo di controllo;
ma niente le sorprende, nemmeno l’insuccesso, giacché sanno in quale
condizione si producono i fatti, e che non bisogna domandare loro più di
quello che possono dare.
La comprensione anticipata dei fatti le mette dunque nella posizione di
rendersi conto di tutte le anomalie, ed inoltre permette loro di cogliere una
quantità di particolari, di gradazioni sovente delicatissime, che sono per esse
mezzi di convinzione, i quali sfuggono all’osservatore ignorante. Tali sono i
motivi che ci impegnano ad ammettere alle nostre sedute sperimentali
soltanto quelle persone che già posseggono nozioni preparatorie sufficienti
per capire quello che vi accade, persuasi che le altre vi perderebbero il loro
tempo o ci farebbero perdere il nostro.
35 - Noi consigliamo coloro che vorranno acquistare queste conoscenze
preliminari con la lettura delle nostre opere a voler tenere l’ordine seguente:
1) Che cosa è lo Spiritismo? Questo volumetto è un’esposizione sommaria
dei principi della dottrina spiritica, un colpo d’occhio generale che permette
di abbracciarne l’insieme in un quadro ristretto. In poche parole se ne vede lo
scopo e si può giudicare della sua portata. Vi si trova inoltre la risposta alle
principali questioni od obiezioni che sono naturalmente disposte a fare le
persone novizie. Questa prima lettura, che richiede soltanto poco tempo, è
un’introduzione che facilita uno studio più profondo.
2) Il Libro degli Spiriti, contiene la dottrina completa dettata dagli spiriti
stessi, con tutta la sua filosofia e tutte le sue conseguenze morali; il destino
futuro dell’umanità vi è svelato. come pure l’iniziazione alla natura degli
spiriti ed ai misteri della vita d’oltretomba. Leggendolo si comprende che lo
spiritismo ha uno scopo serio, e non è un frivolo passatempo
3) Il Libro dei Medium, è destinato a dirigere la pratica delle
manifestazioni, con la conoscenza dei mezzi più propri per comunicare con gli
Spiriti; esso è una guida sia per i medium, che per gli evocatori, ed il
complemento del Libro degli Spiriti.
4) La Rivista Spiritica, è una raccolta svariata di fatti, di spiegazioni
teoriche e di pezzi staccati, i quali completano quello che è detto nelle due
precedenti opere, essendone in qualche maniera l’applicazione. La lettura può
esserne fatta nello stesso tempo, ma sarà più profittevole e più intelligibile
soprattutto dopo quella del Libro degli Spiriti.
Ecco qual è il frutto delle nostre fatiche.
Quelli, poi, che tutto vorranno conoscere in una scienza, debbono
necessariamente leggere tutto ciò che si è scritto in proposito, od almeno le
cose principali, e non limitarsi ad un solo autore; essi debbono leggere il pro
ed il contro, tanto le critiche quanto le apologie, iniziarsi ai differenti sistemi
onde poter giudicare facendo i dovuti raffronti.
Sotto questo aspetto noi non preconizziamo né critichiamo nessuna opera,
non volendo influenzare per nulla l’opinione che ognuno se ne potrebbe
formare; portando la nostra pietra all’edificio, ci collochiamo nelle righe:, non
è nostro compito d’essere insieme giudice e parte, e non abbiamo la ridicola
pretesa d’essere i soli dispensatori della luce; sta al lettore giudicare la parte
del buono e del cattivo, del vero e del falso.
“L’essere umano è in qualsiasi situazione,
quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
gli interessi che coltiva.”

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Re: Lettura Libro dei Medium terzo e quarto lunedì del mese

Messaggioda Fernanda » lunedì 11 novembre 2019, 19:23

4 - SISTEMI
36 - Quando gli strani fenomeni dello spiritismo incominciarono a prodursi,
o per meglio dire, si sono rinnovati in questi ultimi tempi, il primo sentimento
che hanno suscitato fu quello del dubbio circa la stessa loro realtà, ed ancora
più sulle loro cause. Allorché furono accertati da testimonianze irrecusabili e
dalle esperienze che ciascuno poté fare, successe che ognuno li interpretò alla
sua maniera, secondo le sue idee personali, le sue credenze o le sue
prevenzioni; d’onde molti sistemi che una più attenta osservazione doveva
ridurre al loro giusto valore.
Gli avversari dello spiritismo credettero di trovare un argomento in questa
divergenza d’opinioni, dicendo che gli stessi spiritisti non sono d’accordo fra
loro. Questa era una ragione ben misera, se si riflette che i passi di ogni
scienza nascente sono necessariamente incerti, sino a tanto che il tempo abbia
permesso di riunire e di coordinare i fatti che possono stabilire decisamente
l’opinione; a mano a mano che i fatti si completano e sono meglio osservati, le
idee premature si cancellano, e si stabilisce l’unità, almeno sui punti
fondamentali, se non in tutti i particolari. Ciò avvenne anche per lo
spiritismo; poiché non poteva sfuggire alla legge comune, e doveva anzi, per la
sua stessa natura, prestarsi alla diversità d’interpretazione più che qualsiasi
altra cosa. Si può anche aggiungere che sotto questo aspetto lo spiritismo
progredì più rapidamente di altre scienze che lo precedettero; la medicina,
per esempio, che ancora divide i più grandi scienziati.
37 - Nell’ordine metodico, per seguire l’ordine progressivo delle idee,
conviene collocare in testa quelli che si possono chiamare sistemi di
negazione, vale a dire quelli degli avversari dello spiritismo. Noi abbiamo
confutato le loro obiezioni nell’Introduzione e nella conclusione del Il Libro
degli Spiriti, come pure nella piccola opera intitolata: Che cosa è lo
Spiritismo? Sarebbe superfluo ora di ritornarvi sopra; ci limiteremo a
richiamare in due parole i motivi sopra i quali essi si fondano.
I fenomeni spiritici sono di due tipi: gli effetti fisici e gli effetti intelligenti.
Non ammettendo i negatori l’esistenza degli spiriti per la ragione che niente
ammettono all’infuori della materia, si capisce che neghino gli effetti
intelligenti. Quanto agli effetti fisici, essi li commentano dal loro punto di
vista, ed i loro argomenti possono riassumersi nei quattro sistemi seguenti.
38 - Sistema del ciarlatanesimo. Molti degli antagonisti attribuiscono al
raggiro questi effetti spiritici, per la ragione che qualcuno di essi poté essere
imitato. Questa supposizione trasformerebbe tutti gli spiritisti in tanti
ingannati e tutti i medium in imbroglioni, senza riguardo per la posizione, il
carattere, il sapere e l’onorabilità delle persone. Se essa meritasse una
risposta, noi diremmo che certi fenomeni fisici sono pure imitati dai
prestidigitatori, e che ciò nulla prova contro la vera scienza. Vi sono d’altra
parte, persone il cui carattere è superiore ad ogni sospetto di frode, e
converrebbe essere sprovvisti dei precetti elementari dell’educazione e di ogni
urbanità, per osare di dire loro in faccia che esse sono complici di
ciarlatanesimo. In una riunione privata rispettabilissima, un signore,
sedicente ben educato, essendosi permesso una riflessione di questa natura, la
padrona di casa gli disse: “Signore, giacché voi non siete contento, vi si
renderà il vostro denaro alla porta”; e con un gesto gli fece comprendere ciò
che egli aveva oramai di meglio a fare. Ma con tutto questo vogliamo noi
asserire che giammai si commisero abusi? Bisognerebbe, per crederlo,
ammettere che gli uomini siano perfetti. Si abusa di tutto, anche delle cose più
sante, perché non si abuserebbe dello spiritismo? Ma il cattivo uso che si può
fare d’una cosa, non può pregiudicare in niente la cosa stessa; il controllo, che
si può avere sulla buona fede delle persone, sta nei motivi che le fanno agire.
Ove non esista speculazione, il ciarlatanesimo nulla ha a che fare.
39 - Sistema della follia. Vi è chi, per condiscendenza, concede di scartare
il sospetto di trucchi, e pretende che coloro i quali non ingannano gli altri
siano essi stessi ingannati: il che vuol dire, che essi sono imbecilli. Quando
gl’increduli si esprimono con minor riguardo, dicono semplicemente che si
pecca di follia, attribuendosi così liberamente il privilegio del buon senso.
Questo poi è il grande argomento di coloro che non hanno buone ragioni da
opporre. Del resto, questo metodo d’opposizione è diventato ridicolo a forza
di volgarità e non merita che si perda il tempo a confutarlo. Gli spiritisti,
d’altronde, non se ne preoccupano affatto: essi prendono bravamente il loro
partito, e si consolano pensando che hanno per compagni di sventura
abbastanza persone, il cui merito non potrebbe essere contestato. Infatti,
bisogna convenire che questa follia, se realmente esiste follia, ha un carattere
ben singolare, se essa colpisce di preferenza le classi illuminate, fra le quali
sinora lo spiritismo conta l’immensa maggioranza dei suoi adepti. Se qualche
eccentricità s’incontra sulla quantità, queste non provano niente contro la
dottrina spiritica, nella stessa maniera che i pazzi religiosi non provano niente
contro la religione, i pazzi melomani contro la musica, ed i pazzi matematici
contro le matematiche stesse. Tutte le idee hanno sempre trovato dei fanatici
esagerati, e converrebbe essere d’un raziocinio ben ottuso, per confondere
l’esagerazione d’una cosa con la cosa stessa. Noi rimandiamo del resto chi
volesse avere più ampie spiegazioni su questo soggetto, al nostro volumetto
Che cosa è lo Spiritismo? oppure al Libro degli Spiriti (Introduzione, XV).
40 - Sistema dell’allucinazione. Un’altra opinione, meno offensiva per il
motivo che ha un piccolo colore scientifico, consiste nel considerare i
fenomeni d’illusioni dei sensi; così l’osservatore sarà in buona fede, ma egli
crederà di vedere ciò che in realtà non vede. Così, quando vede una tavola
sollevarsi e mantenersi nello spazio senza punto d’appoggio, la tavola in realtà
non si sarebbe mossa dal suo posto; egli la vede in aria per l’effetto d’una
specie di miraggio o per effetto di rifrazione, come quello che fa vedere un
astro, od un oggetto nell’acqua fuori della sua reale posizione. Veramente ciò
potrebbe anche essere possibile, ma quelli che furono testimoni di questo
fenomeno, hanno potuto constatare l’isolamento passando sotto la tavola
sospesa, il che sarebbe difficile se non avesse abbandonato il suolo. D’altra
parte, più volte capitò il caso che la tavola si ruppe cadendo: diranno dunque
ancora che questo è un effetto d’ottica?
Una causa fisiologica ben conosciuta può, senza dubbio, fare sì, che uno creda
di veder girare una cosa la quale, in realtà, sta ferma, o che creda di girare egli
stesso quando invece resta immobile: ma allorché molte persone che stanno
attorno ad una tavola sono trascinate da un movimento così rapido che
durano fatica a seguirlo, e che alcune sono qualche volta gettate a terra, si
potrà forse ancora affermare che tutte sono prese da vertigine come l’ubriaco,
il quale crede di veder passare la sua casa innanzi a sé?
41 - Sistema dello scricchiolio muscolare. D’altra parte, se le cose
potessero anche essere in questi termini per la vista, non potrebbero più
esserlo per l’udito, giacché quando dei colpi battuti sono intesi da tutta una
assemblea non si possono ragionevolmente attribuire ad una illusione.
Scartiamo, beninteso, ogni idea di frode, e supponiamo che un’attenta
osservazione abbia constatato che i suddetti colpi non sono dovuti ad alcuna
causa fortuita o materiale. E’ vero, che un sapiente medico ne diede una
perentoria spiegazione (1).
(1) Il signor Jobert (de Lamballe). – Per essere giusti si deve dire che questa
scoperta è dovuta al signor Schiff; il signor Jobert ne svolse le conseguenze
all’Accademia di medicina per dare il colpo di grazia agli spiriti picchiatori
(frappeurs). Se ne troveranno tutti i particolari nella Revue Spirite del
giugno 1859.
“La causa” egli dice “consiste nelle contrazioni volontarie od involontarie del
tendine del muscolo corto-peroneo”. Egli entra in proposito nei particolari
anatomici più completi, onde dimostrare per quale meccanismo questo
tendine può produrre tali rumori, imitare le batterie del tamburo ed anche
eseguire sonatine con ritmo; da ciò, egli conchiude che sono vittime d’una
mistificazione o di un’illusione tutti coloro che credono di sentire battere dei
colpi in una tavola, Il fatto non è nuovo in se stesso; sfortunatamente per
l’autore di questa pretesa scoperta, la teoria non può rendere ragione di tutti i
casi. Diremo in primo luogo che coloro i quali godono della singolare facoltà
di far schiacciare a volontà il loro muscolo corto-peroneo, o qualunque altro, e
di picchiare delle arie con questo mezzo, sono soggetti eccezionali; mentre
comunissima è la facoltà di far picchiare le tavole, e fra quelli che posseggono
quest’ultima facoltà, ve ne sono pochissimi che hanno l’uso della prima.
In secondo luogo, il sapiente dottore ha dimenticato di spiegare come lo
scricchiolio del muscolo d’una persona immobile ed isolata dalla tavola possa
produrvi vibrazioni sensibili al tatto; come questo rumore possa ripercuotersi
a volontà dagli assistenti nelle differenti parti della tavola, negli altri mobili,
contro i muri, nel soffitto, ecc.; come, infine, l’azione di questo muscolo possa
estendersi ad una tavola che non si tocca e farla muovere. Questa spiegazione,
del resto, se tale può chiamarsi, non infirmerebbe che il fenomeno dei colpi
battuti, ma non può comprendere tutti gli altri modi di comunicazione.
Concludiamo che egli diede un giudizio senza aver veduto, o senza aver tutto
visto e ben visto.
E’ cosa da rimpiangere che uomini di scienza abbiano la smania di dare, su
quello che non conoscono, spiegazioni che i fatti possono smentire. Il loro
sapere stesso dovrebbe renderli tanto più circospetti nei loro giudizi quanto
più quello discosta da essi i limiti dell’ignoto.
42 - Sistema delle cause fisiche. Usciamo ora dal sistema della negazione
assoluta. La realtà dei fenomeni essendo accertata, il primo pensiero, che è
venuto naturalmente allo spirito di quelli che li hanno riconosciuti, fu di
attribuire i movimenti al magnetismo, all’elettricità, od all’azione d’un fluido
qualunque; in una parola, ad una causa esclusivamente fisica e materiale.
Questa opinione non aveva in sé nulla di irrazionale, ed avrebbe prevalso se il
fenomeno si fosse limitato ad effetti puramente meccanici. Una circostanza,
per di più, sembrava corroborarla e questa era, in certi casi, l’aumento della
potenza in ragione del numero delle persone; ognuna di esse poteva essere
considerata come uno degli elementi d’una pila elettrica umana. Ciò che
caratterizza una teoria vera è, come abbiamo già detto, di poter dare ragione
di tutto; ma se un solo fatto viene a contraddirla, ciò accade perché è falsa,
incompleta o troppo assoluta. Ora ciò è proprio quanto accadde in questa
circostanza. Questi movimenti e questi colpi diedero dei segni intelligenti,
obbedendo alla volontà e rispondendo al pensiero; essi dovevano dunque
avere una causa intelligente. Dal momento che l’effetto cessava di essere
puramente fisico, la causa doveva, in conseguenza, avere un’altra sorgente;
infatti, il sistema dell’azione esclusiva d’un agente materiale fu
abbandonato, e non si ritrova che presso quelli che giudicano a priori e
senza aver veduto. Il punto essenziale è dunque di constatare l’azione
intelligente; di questo può convincersi chiunque voglia darsi la pena
d’osservare.
43 - Sistema del riflesso. Riconosciuta l’azione intelligente, restava da
scoprire qual era la sorgente di questa intelligenza. Si pensò che potesse
essere quella del medium o degli astanti, la quale si rifletteva come la luce ed i
raggi sonori. Ciò era possibile: solo l’esperienza poteva dire l’ultima parola.
Ma osserviamo, prima di tutto, che questo sistema si discosta già
completamente dall’idea puramente materialista; affinché l’intelligenza degli
astanti potesse riprodursi per via indiretta, bisognava ammettere nell’uomo
un principio all’infuori dell’organismo. Se il pensiero espresso fosse sempre
stato quello degli assistenti, la teoria della riflessione sarebbe stata
confermata; ora il fenomeno, anche ridotto a questa proporzione, non sarebbe
stato comunque del più alto interesse? Il pensiero che si ripercuote in un
corpo inerte e si traduce nel movimento e nel rumore, non sarebbe cosa assai
degna di nota? Non v’era forse argomento da interessare la curiosità degli
scienziati? Perché, dunque, lo hanno disprezzato, proprio essi che si
arrabattano nella ricerca di una fibra nervosa? L’esperienza sola, diciamo noi,
poteva dare torto o ragione a questa teoria, e l’esperienza le diede torto,
poiché essa dimostra ad ogni istante, e con i fatti più positivi, che il pensiero
espresso può essere non solo estraneo a quello degli astanti, ma che sovente
gli è del tutto contrario: che egli viene a contraddire tutte le idee preconcette,
sventare tutte le previsioni; infatti, quando io penso bianco e mi è risposto
nero, mi è difficile credere che la risposta venga da me. Taluno cerca di
appoggiarsi su qualche caso d’identità fra il pensiero espresso e quello degli
assistenti; ma che cosa prova ciò? Prova soltanto che gli assistenti possono
pensare come l’intelligenza che si comunica. Non è detto che essi debbano
sempre essere dell’opinione contraria. Allorché, nella conversazione,
l’interlocutore emette un pensiero analogo al vostro, direte per questo che tale
pensiero viene da voi? Basta qualche esempio contrario ben constatato, per
provare che questa teoria non può essere assoluta. E poi, come spiegare col
riflesso del pensiero la scrittura prodotta da persone che non sanno scrivere,
le risposte della più alta portata filosofica ottenute da persone illetterate,
quelle che sono date a domande mentali o poste in una lingua sconosciuta al
medium, e mille altri fatti che non possono lasciare alcun dubbio sopra
l’indipendenza dell’intelligenza che si manifesta? L’opinione contraria può
provenire soltanto da una mancanza di osservazione.
Se poi la presenza d’una intelligenza estranea è provata moralmente per la
natura della risposta, lo è materialmente anche per il fatto della scrittura
diretta; vale a dire della scrittura ottenuta spontaneamente, senza penna né
lapis, senza contatto e nonostante tutte le precauzioni prese per garantirsi da
ogni sotterfugio. Il carattere intelligente del fenomeno non potrebbe essere
posto in dubbio; dunque vi è qualche altra cosa oltre ad un’azione fluidica.
Inoltre, la spontaneità del pensiero espresso all’infuori di ogni aspettazione e
di ogni questione proposta, non permette di vedervi un riflesso di quello degli
assistenti.
Il sistema del riflesso è assai scortese in certi casi; quando, in una riunione di
persone oneste, sopraggiunge inopinatamente una di quelle comunicazioni
ributtanti per la loro grossolanità, sarebbe fare un brutto complimento agli
astanti col pretendere che queste provengano da qualcuno di loro, ed è
probabile che ognuno si darebbe premura di ripudiarle. (Si legga in proposito
Il Libro degli Spiriti, Introduzione, XVI).
44 - Sistema dell’anima collettiva. E’ una variante del precedente.
Secondo questo sistema, solo l’anima del medium si manifesta; ma essa
s’identifica con quella di molti altri viventi presenti od assenti, e forma un
tutto collettivo che riunisce le attitudini, l’intelligenza e le cognizioni di
ognuno. Quantunque l’operetta dove questa teoria è esposta, sia intitolata la
Luce, essa ci sembra d’uno stile troppo oscuro; confessiamo di averla poco
capita e ne parliamo soltanto per menzionarla. Essa è, d’altra parte, come
molte altre, un’opinione individuale che ha fatto pochi proseliti. Il nome di
Emah Tirpsé è preso dall’autore per indicare l’essere collettivo che egli
rappresenta. Egli prende per epigrafe: Nulla vi è di nascosto che non
debba essere conosciuto. Questa proposizione è evidentemente falsa,
giacché vi è una quantità di cose che l’uomo non può e non deve sapere;
sarebbe ben presuntuoso colui che pretendesse di penetrare tutti i segreti di
Dio.
45 - Sistema sonnambolico. Questo sistema ebbe un numero maggiore di
sostenitori, e ne conta parecchi ancora oggi. Come il precedente, esso
ammette che tutte le comunicazioni intelligenti abbiano la loro sorgente
nell’anima o spirito del medium, ma per spiegare la sua attitudine nel trattare
soggetti che esulano fuori delle sue cognizioni, invece di supporre in lui
un’anima multipla, attribuisce quest’attitudine ad una sovraeccitazione
momentanea delle facoltà mentali, ad una sorta di stato sonnambolico od
estatico, che esalta e sviluppa la sua intelligenza. Non si può negare, in certi
casi, l’influenza di questa causa; ma basta aver veduto operare la maggior
parte dei medium per convincersi che essa non può risolvere tutti i fatti, e che
forma l’eccezione e non la regola. Si potrebbe credere a questa ipotesi se il
medium avesse sempre l’aria d’un ispirato o d’un estatico, apparenza che egli
potrebbe, d’altra parte, perfettamente simulare se volesse recitare la
commedia; ma come credere all’ispirazione, quando il medium scrive come
una macchina, senza avere la minima coscienza di quello che ottiene, senza la
minima emozione, senza occuparsi di quello che fa, e mentre il suo sguardo è
altrove, e ride e parla di cose diverse? Si capisce la sovraeccitazione delle idee,
ma non si capisce come questa possa far scrivere colui che non sa scrivere; ed
ancora meno quando le comunicazioni sono trasmesse con dei colpi battuti o
per mezzo d’una tavoletta o d’un canestrino. Vedremo nel seguito di
quest’opera la parte che conviene attribuire all’influenza delle idee del
medium; ma i fatti, ove l’intelligenza estranea si rivela con segni
incontestabili, sono tanto numerosi ed evidenti, che non possono lasciare
dubbio a questo riguardo. Il torto della maggior parte dei sistemi, sorti
all’origine dello spiritismo, è quello di aver tirato delle conclusioni generali da
qualche fatto isolato.
46 - Sistema pessimista, diabolico o demoniaco. Entriamo qui in un
altro ordine di idee: l’intervento di un’intelligenza straniera. Una volta
constatato, si trattava di sapere quale fosse la natura di questa intelligenza. Il
mezzo più semplice era senza dubbio quello di domandarglielo; ma alcuni non
hanno trovato in ciò una sufficiente garanzia, ed hanno voluto vedere in tutte
le manifestazioni un’opera diabolica: secondo essi, solo il diavolo o i demoni
possono comunicare con il nostro mondo. Quantunque questo sistema trovi
oggi un’eco assai ristretta, vi fu peraltro un momento in cui godette di un
certo credito, per il carattere stesso di quelli che hanno cercato di farlo
prevalere. Tuttavia, noi faremo osservare che i sostenitori del sistema
demoniaco non devono essere messi fra gli avversari dello spiritismo; al
contrario. Siano demoni od angeli gli esseri che comunicano, sono pur sempre
esseri incorporei; ciò vuol dire che si ammette la possibilità di comunicare col
mondo invisibile, od almeno con una parte di questo mondo.
La credenza nella comunicazione esclusiva dei demoni, per quanto irrazionale
essa sia, poteva non sembrare impossibile quando gli spiriti erano ritenuti
esseri creati all’infuori dell’umanità; ma poiché si conosce che gli spiriti sono
né più né meno che le anime di quelli che vissero, essa ha perduto tutto il suo
prestigio e si può dire ogni idea di verosimiglianza; giacché ne seguirebbe che
tutte queste anime sono demoni, quando anche fossero quelle d’un padre,
d’un figlio o d’un amico, e che noi stessi, morendo, diventiamo demoni;
dottrina poco lusinghiera e poco consolante per molta gente. Sarà ben difficile
di persuadere una madre che il suo figlio estinto, tanto amato, e che viene
dopo morto a darle prove del suo affetto e della sua identità sia un ministro
del diavolo. E’ pur vero che fra gli spiriti ve ne sono di pessimi, i quali non
valgono meglio di quelli che si chiamano demoni, per una ragione molto
semplice, cioè che vi sono uomini molto cattivi, che la morte non rende
immediatamente migliori. La questione ora è di sapere se questi siano i soli
che possano comunicare. A quelli che lo pensano, noi rivolgeremo le seguenti
questioni:
1) Vi sono spiriti buoni e spiriti cattivi?
2) Dio è più potente dei cattivi spiriti, o dei demoni, se così volete chiamarli?
3) Affermare che i soli cattivi comunicano, equivale a dire che i buoni non lo
possono; se così è, di due cose l’una: ciò ha luogo per la volontà o contro la
volontà di Dio. Se è contro la Sua volontà, ciò avviene perché i cattivi spiriti
sono più potenti di Lui; e se succede per Sua volontà, perché, nella Sua bontà,
non lo permetterebbe ai buoni per controbilanciare l’influenza degli altri?
4) Quale prova potete voi dare dell’impotenza dei buoni spiriti a comunicare?
5) Allorché vi si oppone la sapienza di certe comunicazioni, voi rispondete che
il demonio assume tutte le maschere per meglio sedurre. Noi sappiamo infatti
che vi sono spiriti ipocriti, i quali danno al loro linguaggio una falsa vernice di
sapienza; ma ammettete voi che l’ignoranza possa contraffare il vero sapere,
ed una cattiva natura contraffare la vera virtù senza lasciar trapelare niente
che possa svelarne la frode?
6) Se è il demonio solo che comunica, poiché egli è il nemico di Dio e degli
uomini, perché raccomanda dunque di pregare Dio, di sottomettersi alla sua
volontà, di subire senza mormorare le tribolazioni della vita, di non ambire né
gli onori, né le ricchezze, di praticare la carità e tutte le massime di Cristo; in
una parola, di fare tutto ciò che è necessario per distruggere il suo impero? Se
il diavolo è capace di dare simili consigli, bisogna convenire che, per quanto
furbo egli sia, si dimostrerebbe ben inetto col fornire le armi contro se stesso
(1).
(1) Questa questione fu trattata nel Libro degli Spiriti (n. 128 sgg.), ma
raccomandiamo su questo soggetto, come per tutto ciò che riguarda la parte
religiosa, il libro intitolato: Lettre d’un catholique sur le spiritisme, del dott.
Grand.
7) Poiché gli spiriti comunicano, è perché Dio lo permette; ma vedendo le
buone e le cattive comunicazioni, non è forse più logico pensare che Dio
permette le seconde per metterci alla prova, e le prime per consigliarci il
bene?
8) Che cosa pensereste voi d’un padre che lasciasse suo figlio in balia degli
esempi e dei consigli perniciosi, e che allontanasse da lui e gli interdicesse di
vedere le persone che potessero stornarlo dal male? Come mai si può pensare
che Dio, la bontà per eccellenza, possa fare meno di quello che farebbe un
buon padre, anzi ancora meno di quello che farebbe un uomo soltanto
mediocre?
9) La Chiesa riconosce come autentiche certe manifestazioni della Vergine e
di altri santi, nelle apparizioni, visioni, comunicazioni orali, ecc.; questa
credenza non è contraddittoria alla dottrina delle comunicazioni esclusive dei
demoni?
Noi crediamo che certe persone hanno professato questa teoria in buona fede,
ma crediamo pure che molte altre lo hanno fatto unicamente per distogliere
dall’occuparsi di queste cose, a causa delle cattive comunicazioni che si
possono ricevere; e dicendo che è solo il diavolo che si manifesta, esse hanno
voluto spaventare, più o meno come quando si dice ad un ragazzo: Non
toccare questa cosa perché ti scotta.
L’intenzione può essere lodevole, ma lo scopo è mancato; giacché la sola
proibizione eccita la curiosità, e la paura del diavolo trattiene ben poca gente:
si vuol vederlo, non fosse altro che per guardare come egli è fatto, e si resta
poi meravigliati di non trovarlo tanto nero come lo si era immaginato.
Non vi sarebbe poi un altro motivo sotto questa teoria esclusiva del diavolo?
Vi sono delle persone che mettono dalla parte del torto tutti coloro che non
condividono la loro opinione; ora, quelli che pretendono che tutte le
comunicazioni siano l’opera del demonio, non sarebbero forse mossi dalla
paura di non trovare gli spiriti d’accordo con essi su tutti i punti, e
specialmente su quelli che riguardano gli interessi di questo mondo più che
quelli dell’altro? Non potendo negare i fatti, essi vollero presentarli in un
modo spaventevole; ma questo mezzo non fece maggior effetto degli altri. Ove
è impotente la paura del ridicolo, conviene rassegnarsi a lasciar passare le
cose.
Il musulmano che udisse uno spirito parlare contro certe leggi del Corano,
penserebbe certo che fosse un cattivo spirito; lo stesso succederebbe ad un
ebreo per ciò che riguarda certe pratiche della legge di Mosè. Fra i cattolici,
poi, noi ne abbiamo inteso uno affermare che lo spirito comunicante doveva
essere il diavolo, giacché si era permesso di pensare diversamente da lui sul
potere temporale, quantunque non avesse predicato altro che la carità, la
tolleranza, l’amore del prossimo, e la rinuncia alle cose di questo mondo, tutte
massime insegnate dal Cristo.
Poiché gli spiriti sono né più né meno che le anime degli uomini, i quali non
sono perfetti, ne risulta che vi sono pure degli spiriti imperfetti, il cui
carattere si riflette nelle loro comunicazioni.
E’ cosa incontestabile che ve ne sono di cattivi, di astuti, di profondamente
ipocriti, contro i quali giova tenersi in guardia; ma è forse giusto fuggire tutta
la società, perché in questa s’incontrano uomini perversi? Dio ci diede la
ragione ed il giudizio per apprezzare tanto gli spiriti quanto gli uomini. Il
miglior mezzo per premunirsi contro gli inconvenienti che può presentare la
pratica dello spiritismo, non sta nell’interdirlo, ma nel farlo capire bene.
Un’immaginaria paura impressiona soltanto per il momento e non si attacca a
tutti; la realtà, invece, chiaramente dimostrata, è intesa da tutti.
47 - Sistema ottimista. Accanto a quelli che in questi fenomeni vedono
soltanto l’azione del demonio, si trovano altri che scorgono unicamente quella
dei buoni spiriti: essi suppongono che l’anima, essendo sciolta dalla materia,
nessun velo più la ottenebri, e credono che debba possedere la scienza
sovrana e la sovrana saggezza. La loro cieca fiducia in questa assoluta
superiorità degli esseri del mondo invisibile, fu per molti la sorgente di molte
disillusioni; essi impararono a loro spese a diffidare di certi spiriti, nello
stesso modo che si impara a diffidare di certi uomini.
48 - Sistema antispiritico o monospiritico. Una varietà del sistema
ottimista consiste nella credenza che un solo spirito si comunichi agli uomini,
e che questo spirito è il Cristo, che è il protettore della terra.
Quando si vedono comunicazioni della più bassa trivialità, di una rivoltante
grossolanità, improntate di malevolenza e di cattiveria, sarebbe una
profanazione ed una empietà il supporre che esse possano emanare dallo
Spirito del bene per eccellenza. Sarebbe concepibile l’illusione di questi tali, se
essi avessero avuto soltanto comunicazioni irreprensibili; ma la maggior parte
confessa di averne avute di pessime: spiegano ciò dicendo che il buono spirito
fa loro subire una prova, col dettare comunicazioni assurde. Così, mentre gli
uni attribuiscono tutte le comunicazioni al diavolo, il quale può dire delle
buone cose per tentarli, altri pensano che Gesù solo si manifesti, e che può
dire cose cattive per metterli alla prova. Fra queste due opinioni così contrarie
chi deciderà? Il buon senso o l’esperienza? Diciamo l’esperienza, giacché
crediamo impossibile che abbiano tutto visto, e tutto ben visto, coloro che
professano idee così esclusive. Quando si fanno osservare loro i fatti di
identità, che attestano la presenza dei parenti, amici o conoscenti, per mezzo
delle comunicazioni scritte, visive od altre, rispondono che è sempre lo stesso
Spirito, il diavolo secondo certuni, il Cristo secondo altri, che prende tutte le
forme; ma non ci dicono perché gli altri spiriti non possano comunicare, per
quale scopo lo Spirito di Verità verrebbe ad ingannarci, presentandosi sotto
false apparenze, onde ingannare, per esempio, una povera madre, facendosi
credere il figlio che ella rimpiange.
La ragione si rifiuta dì ammettere che lo Spirito Santo per eccellenza si
abbassi a recitare una simile commedia. D’altronde, il negare la possibilità di
ogni altra comunicazione, non è forse il togliere allo spiritismo ciò che egli ha
di più soave, cioè la consolazione degli afflitti? Diciamo semplicemente che un
tale sistema è irrazionale e non può reggere ad un serio esame.
49 - Sistema multispiritico o polispiritico. Tutti i sistemi che abbiamo
passato in rivista, senza eccettuare quelli negativi, poggiano su alcune
osservazioni, ma incomplete o male interpretate. Se una casa è rossa da una
parte e bianca dall’altra, colui che l’avrà vista da un lato solo, affermerà che
essa è rossa, un altro che è bianca: avranno tutti e due ragione e torto; ma
colui che avrà vista la casa da tutte le parti dirà che essa è bianca e rossa, e
sarà il solo che affermi la verità. La stessa cosa è per ciò che riguarda
l’opinione che ci formiamo intorno allo spiritismo: può essere vera sotto certi
aspetti, e falsa quando si vuole generalizzare ciò che è parziale, cioè quando si
prende per regola ciò che è soltanto eccezione, e per il tutto ciò che è solo una
parte.
Appunto per questo diciamo che chiunque voglia studiare seriamente questa
scienza, deve vedere molto e lungamente; il tempo solo gli permetterà di
cogliere i particolari, di rilevare le delicate sfumature, d’osservare una
moltitudine di fatti caratteristici, i quali saranno per lui lampi di luce; ma se si
arresta alla superficie, si espone ad esprimere un giudizio prematuro e per
conseguenza erroneo. Ecco le conseguenze generali che furono dedotte da una
completa osservazione, e che formano ora la credenza, si può dire, della
universalità degli spiritisti, giacché i sistemi restrittivi sono ridotti ad opinioni
isolate.
1) I fenomeni spiritici sono prodotti da intelligenze extracorporali, dette
spiriti.
2) Gli spiriti costituiscono il mondo invisibile; sono dappertutto; gli spazi ne
sono popolati all’infinito; ve ne sono continuamente attorno a noi, quelli con i
quali siamo in contatto.
3) Gli spiriti agiscono continuamente sul mondo fisico e sul mondo morale, e
sono una delle potenze della natura.
4) Gli spiriti non sono esseri a parte nella creazione; sono invece le anime di
coloro che già vissero sopra la terra od in altri mondi, e che deposero il loro
involucro corporeo; dal che deriva che le anime degli uomini sono spiriti
incarnati, e che morendo noi diventiamo spiriti.
5) Vi sono spiriti di ogni grado di bontà e di malizia, di sapere e d’ignoranza.
6) Essi sono tutti soggetti alla legge di progresso e tutti possono arrivare alla
perfezione; ma poiché hanno il loro libero arbitrio, così vi arrivano in un
tempo più o meno lungo, secondo i loro sforzi e la loro volontà.
7) Essi sono felici od infelici secondo il bene od il male da essi fatto durante la
vita ed il grado d’avanzamento al quale sono giunti. La felicità perfetta e senza
mescolanza è retaggio soltanto degli spiriti che hanno raggiunto il supremo
grado di perfezione.
8) Tutti gli spiriti, in date circostanze, possono manifestarsi agli uomini; il
numero di quelli che possono comunicare è indefinito.
9) Gli spiriti comunicano per mezzo dei medium, che servono loro da
strumenti e da interpreti.
10) La superiorità o l’inferiorità degli spiriti si riconosce dal loro linguaggio: i
buoni consigliano soltanto il bene e dicono soltanto cose buone, e in essi tutto
attesta l’elevazione; i cattivi ingannano, ed ogni loro parola porta l’impronta
dell’imperfezione e dell’ignoranza.
I differenti gradi che percorrono gli spiriti sono indicati nella Scala Spiritica
(Il Libro degli Spiriti, Libro II, Cap. 1, n. 100 e seguenti). Lo studio di questa
classificazione è indispensabile per apprezzare la natura degli spiriti che si
manifestano, le loro buone o cattive qualità.
50 - Sistema dell’anima materiale. Questo sistema consiste unicamente
in una particolare opinione circa la natura intima dell’anima. Secondo questa
opinione, l’anima ed il perispirito non sarebbero due cose distinte, o, per
meglio dire, il perispirito sarebbe esso stesso l’anima, che si va depurando
gradualmente nelle diverse trasmigrazioni, come l’alcool si depura con le
diverse distillazioni; mentre la dottrina spiritica considera il perispirito
soltanto come l’involucro fluidico dell’anima o dello spirito. Il perispirito
essendo una materia, quantunque molto eterea, l’anima sarebbe così un’altra
natura materiale, più o meno essenziale secondo il grado della sua
depurazione.
Questo sistema non contrasta alcuno dei principi fondamentali della dottrina
spiritica, giacché non cambia nulla al destino dell’anima; le condizioni della
sua futura felicità sono sempre le stesse; l’anima ed il perispirito formando un
tutto, sotto il nome di spirito, come il germe ed il perisperma ne formano uno
sotto il nome di frutto, tutta la questione si riduce a considerare il tutto come
omogeneo invece di considerarlo formato di due parti distinte.
Come si vede, ciò non conduce ad alcuna conseguenza, e noi non ne avremmo
parlato, se non avessimo incontrato delle persone portate a vedere una nuova
scuola in ciò che in fondo non è che una semplice interpretazione di parole.
Quest’opinione, ristrettissima del resto, anche se fosse più generale non
costituirebbe tra gli spiritisti una scissione più rilevante di quella che è per i
fisici la questione delle due teorie dell’emissione o dell’ondulazione della luce.
Coloro che volessero fare una divisione per una così puerile questione,
proverebbero per questo solo che essi attribuiscono più importanza
all’accessorio che alla cosa principale, e che sono spinti alla disunione da
spiriti, che non possono essere buoni, giacché i buoni spiriti non ispirano
giammai l’asprezza e la zizzania; perciò, noi invitiamo tutti i veri spiritisti a
stare in guardia contro tali suggestioni, e a non annettere a certi particolari
più importanza di quello che meritano: l’essenziale è il fondo.
Cionondimeno, crediamo di dover dire alcune parole su quello che forma
l’opinione di coloro i quali considerano l’anima ed il perispirito come due cose
distinte. Quest’opinione è fondata sull’insegnamento degli spiriti che non
variarono mai su questo punto; parliamo degli spiriti illuminati, giacché fra
gli spiriti ve ne sono di quelli forniti d’istruzione eguale od anche inferiore
all’umana, mentre poi la teoria contraria è una concezione del tutto umana.
Noi non abbiamo né inventato, né supposto il perispirito per
spiegarne i fenomeni; la sua esistenza ci fu rivelata dagli spiriti, e
l’osservazione ce lo ha confermata (Il Libro degli Spiriti, n. 93). Essa si basa
ancora sullo studio delle sensazioni negli spiriti (Il Libro degli Spiriti, n. 257)
e soprattutto sul fenomeno delle apparizioni tangibili che implicherebbe,
secondo l’altra opinione, la solidificazione e la disgregazione delle parti
costituenti l’anima, e in conseguenza la sua disorganizzazione.
Converrebbe inoltre ammettere che questa materia, la quale può cadere sotto
i nostri sensi, è essa stessa il principio intelligente, il che non è più razionale
di quello che sia il confondere il corpo con l’anima, o l’abito col corpo. Quanto
alla natura intima dell’anima, essa ci è sconosciuta.
Allorché si dice che è immateriale, bisogna intendere la cosa nel senso
relativo e non in quello assoluto, poiché l’immaterialità assoluta sarebbe il
nulla; ora l’anima o lo spirito è qualche cosa; vogliamo dire che la sua essenza
è talmente superiore, che non ha alcuna analogia con ciò che noi chiamiamo
materia, per cui ai nostri occhi essa è immateriale (Il Libro degli Spiriti, nn.
23 e 82).
51 - Ecco la risposta data da uno spirito a questo proposito:
“Quello che da qualcuno è denominato perispirito non è altra cosa se non ciò
che viene da altri chiamato involucro materiale fluidico. Dirò, per farmi capire
in maniera più logica, che questo fluido è la perfettibilità dei sensi,
l’estensione della vista e delle idee; parlo qui degli spiriti elevati. Quanto agli
spiriti inferiori, i fluidi terrestri sono ancora compiutamente inerenti ad essi;
dunque è materia come voi vedete: di qui le sofferenze della fame, del freddo,
ecc., sofferenze che non possono colpire gli spiriti superiori, poiché i fluidi
terrestri sono purificati attorno al loro pensiero, vale a dire attorno all’anima
loro. L’anima per il suo progresso ha sempre bisogno di un agente; l’anima
senza agente non è niente per voi, o, per meglio dire, non può essere da voi
concepita.
“Il perispirito, per noi spiriti erranti, è l’agente col quale comunichiamo con
voi, sia indirettamente per mezzo del vostro corpo, o del vostro perispirito, sia
direttamente con la vostra anima; di qui le infinite gradazioni di medium e di
comunicazioni.
“Ora rimane il punto di vista scientifico, vale a dire l’essenza stessa del
perispirito; e questo è un altro affare. Cercate di capire prima di tutto
moralmente: dopo non ci rimane altro che una discussione sulla natura dei
fluidi, il che è per il momento inesplicabile.
“La scienza non è ancora a quest’altezza, ma vi giungerà, se vorrà camminare
con lo spiritismo. Il perispirito può variare e cambiare all’infinito; l’anima è il
pensiero. Essa non cambia di natura; sotto questo rapporto, non andrete più
lontano: è un punto che non può essere spiegato. Credete forse che io non
cerchi come voi? Voi cercate il perispirito, noi ora cerchiamo l’anima.
Aspettate dunque”.
(LAMENNAIS).
Così, se gli spiriti che si possono considerare avanzati non hanno potuto
ancora indagare la natura dell’anima, come mai potremmo farlo noi stessi?
Sarebbe dunque un gettare via il proprio tempo qualora si volesse scrutare il
principio delle cose, le quali, come è stato detto nel Libro degli Spiriti (nn. 17 e
49) stanno nei segreti di Dio. Pretendere di scavare, con l’aiuto dello
spiritismo, ciò che non è ancora competenza dell’umanità, è come il volere
stornarlo dal suo vero scopo, imitando il bambino che volesse saperne quanto
un vecchio.
L’essenziale è che l’uomo faccia volgere lo spiritismo al suo miglioramento
morale; il soprappiù è soltanto una curiosità sterile e spesse volte orgogliosa,
la cui soddisfazione non gli farà fare alcun passo in avanti; il solo mezzo di
avanzare, è di diventare migliore.
Gli spiriti che dettarono il libro che porta il loro nome, provarono la loro
saggezza, restringendosi, per quanto riguarda il principio delle cose, nei limiti
che Dio non permette di oltrepassare, lasciando agli spiriti sistematici e
presuntuosi la responsabilità delle teorie anticipate ed erronee, più seducenti
che solide, e che cadranno un giorno davanti alla ragione, come tante altre
uscite dai cervelli umani. Essi ci dissero solo quel tanto che è necessario per
far comprendere all’uomo l’avvenire che lo aspetta, e incoraggiarlo, con
questo, al Bene (vedi Parte Seconda, Cap. 1, Azione degli spiriti sulla
materia).
“L’essere umano è in qualsiasi situazione,
quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
gli interessi che coltiva.”

Spirito Joanna de Ângelis
Psicografia Divaldo Pereira Franco
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