15 centesimi

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15 centesimi

Messaggioda energia65 » martedì 17 marzo 2009, 10:28

15 centesimi
Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.
"Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?".
"50 centesimi" replicò la cameriera.
Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.
"Quanto costa una porzione di gelato normale?" s'informò.
Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po' impaziente.
"35 centesimi" disse bruscamente.
Il ragazzino contò ancora le monete. "Prendo il gelato normale" disse.
La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c'erano 15 centesimi, la sua mancia.
Autore: Bruno Ferrero - Libro: L'Importante è la Rosa
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Re: 15 centesimi

Messaggioda Fernanda » mercoledì 18 marzo 2009, 10:22

Cara Anna, prendendo il filo di questo che tu hai scritto mi é venuto di scriverti un passaggio dal Vangelo che ci porta ancora ad una riflessione che trovo molto attuale. Un forte abbraccio e tante belle cose, Fernanda.

L’obolo della vedova
5 - ... sedutosi di faccia al tesoro, guardava la folla che vi gettava monete, e
molti ricchi ne gettavano tante. Ma, giunta una povera vedova, vi gettò due
piccole monete, che fanno un quadrante. Allora (Gesù), chiamati i suoi
discepoli, disse loro: “In verità vi dico, che questa povera vedova ha dato più di tutti quelli che hanno gettato monete nel tesoro, perché tutti gli altri hanno dato del loro superfluo, ma ella, nella sua indigenza, vi ha gettato quello che aveva, tutto il suo sostentamento”. (San Marco, Cap. XII, versetti da 41 a 44; San Luca, Cap. XXI, versetti da 1 a 4).
6 - Molti rimpiangono di non poter fare tutto il bene che vorrebbero, poiché non hanno abbastanza risorse, e se desiderano la fortuna, dicono, è per farne buon uso. L’intenzione è certamente lodevole, e per alcuni può essere sincera; ma è certo che per tutti sia veramente disinteressata? Non vi sono forse certuni che, pur augurandosi di far del bene agli altri, sarebbero ben lieti di cominciare a farne a loro stessi, di concedersi qualche piacere in più, di procurarsi un po’ di quel superfluo che loro manca, salvo a dare il resto ai poveri?
Questa riserva mentale, che forse essi si nascondono ma che, se volessero
scavare in fondo al loro cuore, potrebbero trovare, annulla il merito
dell’intenzione, perché la vera carità pensa agli altri prima di pensare a sé. La carità sarebbe sublime, in questo caso, se cercassero nel loro lavoro,
nell’impiego delle loro forze, della loro intelligenza, dei loro talenti, le risorse che mancano loro per mettere in pratica queste generose intenzioni: e questo sarebbe il sacrificio più grato al Signore. Disgraziatamente i più sognano i mezzi più facili per arricchirsi d’un tratto, senza fatica, correndo dietro a chimere come la scoperta di tesori, un favorevole caso aleatorio, il recupero di eredità insperate, eccetera. E che dire di coloro che, per essere aiutati in ricerche di questo genere, sperano di trovare dei collaboratori fra gli Spiriti?
E’ evidente che essi non conoscono il sacro scopo dello spiritismo, e tanto
meno la missione degli Spiriti cui Dio concede di comunicare con gli uomini: e ne sono puniti dalla loro delusione. (Vedere: “Il Libro dei Medium”, Parte II, Capitolo 26, N. 294 e 295).
Coloro le cui intenzioni sono pure da ogni proposito personale, debbono
consolarsi dell’impossibilità in cui si trovano di fare tutto il bene che
vorrebbero, con il pensiero che l’obolo del povero, che lo dà privandone se
stesso, nella bilancia di Dio pesa più che l’oro del ricco che l’offre senza
privarsi di nulla. Certo, la soddisfazione di poter soccorrere largamente gli
indigenti, sarebbe grande, ma se gli è rifiutata, egli deve sottomettersi e
limitarsi a fare quello che può. D’altra parte, non è solo con il denaro che si
possono asciugare le lagrime, ed è forse necessario restare inattivi perché non se ne possiede? Chi vuole sinceramente rendersi utile ai suoi fratelli, avrà mille occasioni per farlo: le cerchi e le troverà. Se non sarà in un modo sarà nell’altro, perché non vi è nessuno in libero possesso delle sue facoltà che non possa rendere un servigio qualsiasi, consolare, alleviare una sofferenza fisica o morale, fare delle pratiche a favore di altri. In mancanza di ricchezze, ognuno ha la sua fatica, il suo tempo, il suo riposo che può offrire in parte per altri. Anche questo è l’obolo del povero, la moneta della vedova.
“L’essere umano è in qualsiasi situazione,
quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
gli interessi che coltiva.”

Spirito Joanna de Ângelis
Psicografia Divaldo Pereira Franco
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