R. Steiner "Il destino dell'uomo"

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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Uranium » giovedì 18 febbraio 2016, 18:41

Reminiscenza1 ha scritto:Caro Med, grazie della risposta. Non crei alcuna incomprensione, perche' esprimeri il tuo parere, anche se discosta dalla filosofia di Kardec, da cui ha preso vita questo forum, ed e' giusto e lecito poter dire la propria opinione, senza venire criticati o osteggiati, ci mancherebbe. Tutto cio' che viene espresso con educazione e rispetto non puo' essere condannato, non siamo mica sotto dittatura! : Wink :


Sono del tutto d'accordo, lo si incida nel bronzo! L'ho già detto e lo dirò sempre: ogni opinione è legittima quando viene opposta a qualsiasi altra in termini di rispettoso confronto. Quando penso che, oltre a questo nostro amato forum, anche tutto il resto del mondo avrebbe potuto dimostrare fin dalla notte dei tempi quanto tale semplicissima regola sia efficace, mi salgono un po' le lacrime agli occhi... : Sad :
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Medwyn » giovedì 18 febbraio 2016, 20:10

non mi riferivo a nessuno di voi chiaramente, credo vi ricordiate gli episodi un po' duretti per chi contestava la "dottrina" : Chessygrin :
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Reminiscenza1 » giovedì 18 febbraio 2016, 20:55

Che carino che sei, Roberto! :cuoricini: La penso esattamente come te, ma torna il discorso che abbiamo fatto tante altre volte, della compartecipazione del bene e del male ai fini evolutivi. Questo forum e' un' oasi di pace, ma se anche la Terra fosse un' oasi di pace, non si chiamerebbe piu' Terra, ma Paradiso. Facciamo caso al fatto che quando si vuole disprezzare qualcosa o qualcuno, si usa spesso dire:"E' terra terra". Siamo in un luogo imperfetto, anche se dalla terra nascono tanti buoni frutti e tanti bellissimi fiori. Sembra una contraddizione, ma per me non lo e', e mi viene una riflessione: la Terra e' un luogo dove c'e' tanta fecondita', dove nascono tanti frutti e anche tanti corpi, che possono ospitare le anime, le quali poi si cibano di questi frutti.
C'e' tanta fecondita' sulla Terra, una produzione incessante di materia e materie prime, che servono all'anima incarnata per sopravvivere nel corpo e proseguire, in tal mdo, il proprio percorso evolutivo. La Terra e' feconda, ma e' sterile di buoni sentimenti, di amore, di tolleranza e fratellanza, di compassione e comprensione, di perdono, di solidarieta' e di sincerita'. A me viene tristezza nel pensare alle lotte per il potere, agli inganni, alla falsita', alle prevaricazioni, alle ingiustizie, tutto per soddisfare i capricci di un ego che non sa limitarsi, mettersi un po' da parte, rinunciare a qualcosa, proprio perche' molti individui, ancora inconsapevoli e avvolti nella nebbia, si identificano con il corpo e pensano che bisogna prendersi tutto dalla vita e che l'autostima sia basata sull'avere tanti soldi, una bella casa, vestiti di marca, la moglie piu' bella, la macchina piu' bella, e tutto cio' che e' materiale, ma che nulla a a che fare con i sentimenti.
Un'altra cosa che mi mette tristezza, oltreche' preoccupazione, e' che se si ascoltano, inevitabilmente, le telefonate o le conversazioni che alcuni fanno, a voce altissima, sugli autobus, tanto per fare un esempio, si nota come due conversazioni su tre siano litigiose, rabbiose, improntate sulla critica, sulla provocazione, sull'accusa. E' difficile assistere a conversazioni in cui predomini la risata, il sorriso, la calma e la gentilezza, in cui si parli di cose leggere e positive. Tutti discorsi rancorosi, che vertono su torti subiti, soldi, rabbia e anche odio. Una volta ho sentito una cosa orribile da una persona che, piena di rabbia, ha detto ad un'altra mentre parlavano al cellulare:"Vorrei vederlo morto". A me sentire tutta questa rabbia distruttiva, ha fatto male, perche' queste parole contengono vibrazioni bassissime e tanta negativita' e poco importa il motivo per cui sono state pronunciate.
Scusate se mi sono un po' divagata in queste riflessioni, ma ci penso spesso e poi rimuovo, perche' questa realta' sulla Terra mi mette tanta amarezza.
Non riesco ad immaginare un' evoluzione a breve termine; forse, come gia' detto molte volte, il male e' necessario per poter imparare il bene e per poter evolversi. La Terra e' feconda di cose materiali, ma sterile di sentimenti e con questa realta', purtroppo, dobbiamo fare i conti tutti i giorni, a partire dall' ambiente ristretto della famiglia e del luogo di lavoro, per finire alla societa' in cui viviamo, improntata di egoismo, consumismo e snobismo e molto altro, ai livelli "elevati" dei nostri pessimi politici.
Una delle doti essenziali per la crescita spirituale e' l'umilta', ma e' molto carente anch' essa.
Sono arrivata alla conclusione che la cosa piu' importante, sia trovare il modo di vivere ugualmente in serenita', discostandosi da tutto cio' che va contro le leggi divine, anziche' fare la lotta contro i mulini a vento, ma questo e' un mio personale parere e puo' non essere condiviso. Secondo me e' fondamentale informare, indirizzare al bene, agire nel bene e dare l'esempio, poi chi vuole apprendere, apprende, non si puo' costringere nessuno. Ho letto un libro bellissimo, di Eckhart Tolle, intitolato:"Il potere di adesso". Secondo me e' illuminante, di facile comprensione e aiuta molto a trovare la pace e la serenita' dentro se stessi, mettendo da parte la mente che, quando usata male, e' la causa di tutte le infelicita' e i di tutti i conflitti.
Un abbraccio a tutti e scusate se sono stata confusionaria e prolissa.

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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Medwyn » giovedì 18 febbraio 2016, 20:59

Reminiscenza1 ha scritto:Ho letto un libro bellissimo, di Eckhart Tolle, intitolato:"Il potere di adesso".

..uno dei mei preferiti : Wink :
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Uranium » giovedì 18 febbraio 2016, 23:31

Carissima Remi, carissimi tutti, è facile sentire il bisogno di sfogarsi e di rigettare tutta la propria amarezza quando si parla di certe cose...Capita molto spesso anche a me, e non credo tu debba scusartene. Anzi, bisognerebbe che molta più gente lo facesse. Se non altro, avrebbe un effetto catartico.
Se guardo dentro me stesso e neanche troppo in profondità, scorgo lo stesso tuo risentimento; nemmeno io vedo ciò che vorrei tanto vedere, neanch'io sento ciò che mi piacerebbe sentire, e, se accade, tutto si riduce a qualche sporadica occasione. Non serve che porti a mia volta degli esempi, so benissimo che sfonderei tante porte aperte: tutti avremmo i nostri rospi grandi e piccoli da sputare, poichè abitiamo tutti questo stesso mondo...E, molto probabilmente, avremmo tutti ragione da vendere!
L'argomento evoluzione, manco a dirsi, costituisce sempre il punto focale della discussione quando si parla di spiritismo e di reincarnazione, ed è il tema che viene trattato più insistentemente in tutti i testi relativi. Ricordo le interessanti conferenze di Firenze quando frequentavo i "superstiti" del Cerchio Firenze 77 e un po' tutte le letture che ho fatto e che faccio sull'argomento, e quel che esce di prepotenza da tutto questo sono poche e lapidarie considerazioni che cerco di fare mie con tanta, tanta fatica, andando del tutto contro a quella che è la mia indole un po' "sanguigna"...Riportandole qui, Remi, non intendo affatto insinuare che le cose non stiano come hai detto tu, ci tengo molto a chiarirlo! Il tuo pensiero è anche il mio, eppure cerco di sforzarmi di credere che quelle considerazioni siano più giuste di quanto non sia il punto di vista offertomi dal mio livore personale.
Poche considerazioni, dicevo: l'evoluzione spirituale si rende più evidente nel singolo, piuttosto che nella massa. Se osserviamo un singolo individuo lungo tutto l'arco delle sue incarnazioni notiamo certamente come esso abbia raggiunto ogni volta livelli evolutivi vieppiù elevati: la maturazione spirituale può conoscere periodi di stasi ma non può regredire, di conseguenza si può affermare che un individuo, poco o tanto e più o meno velocemente, evolve. Tuttavia, a fronte della quantità di individui che popolano un pianeta, moltissimi dei quali incarnano anime ancora inevolute e "fresche" di creazione, per così dire, è verosimile come il progresso del singolo non risulti evidente o non lo si noti affatto: per questo, come giustamente hai osservato, è difficile pensare e soprattutto credere ad una rapida evoluzione collettiva.
Altra cosa non meno fondamentale, il vero harakiri dell'orgoglio, è che dobbiamo imparare a comprendere i nostri simili nello stato evolutivo in cui si trovano, senza giudicarli ne' desiderarli diversi da ciò che sono, ma semplicemente accettandoli. Lo ripeto, Remi, impongo queste riflessioni innanzitutto a me stesso e non certo per salire in cattedra! Le rimugino fra me e me (che sono un pessimo allievo, facile all'ira e al giudizio sommario) e le ripropongo a tutti perchè giungono da ben altri livelli e da ben altre...autorità.
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Reminiscenza1 » venerdì 19 febbraio 2016, 11:19

Caro Roberto, interessantissima questa discussione. Straconcordo sul fatto che il percorso evolutivo sia individuale e che non possa essere collettivo. E' gia' difficilissimo per un'anima che si trova qualche gradino piu' avanti delle altre, riuscire a svegliarsi ancora di piu', a capire, a "limare" tutti quegli spigoli che la riportano indietro, figuriamoci un lavoro collettivo, dove ognuno va per conto proprio! Il percorso e' individuale, ma cio' che mi amareggia, non e' il fatto che molte persone perseverino costantemente e quotidianamente dentro la rabbia, l'aggressivita' e la provocazione spesso gratuita, ma che la maggior parte delle persone sembra essere cosi', accecate soltanto dal proprio ego, che rivendica continuamente di tutto, senza fermarsi a riflettere su cio' che e' giusto o sbagliato, su come affrontare determinate situazioni, quando si pensa di aver ragione, senza arrivare "ai coltelli". Sembra difficile, in certe circostanze, riuscire a mantenere la calma, ma se ci si fermasse un attimo invece di partire subito in quarta, sicuramente ne trarrebbero tutti giovamento e, a lungo andare, si capirebbe che spesso la giustizia, sia umana che divina, trionfa quando e' necessario e se non succede, e' importante l'arrendevolezza, l'umilta' che ci dice che "doveva andare" cosi' e non ci si puo' fare nulla. Come hai detto anche tu, il mondo sarebbe migliore se ci fossero meno conflitti e tutto il resto, ma forse le anime non imparerebbero mai se non avessero modelli di riferimento contrari ai propri. Come dici tu, tutti noi abbiamo rospi da sputare e, a volte, ragione da vendere, ma non e' con l'aggressivita' che si fa giustizia. L'aggressivita' chiama, per la legge di attrazione, altra aggressivita', cosi' come il bene richiama il bene e, secondo me, l'aggressivita' innesca un processo che si moltiplica esponenzialmente, se non lo si ferma subito, lo dico anche per esperienza familiare personale nella famiglia di origine.
Riguardo al comprendere i nostri simili nello stato evolutivo in cui si trovano, senza giudicare e colpevolizzare, sono d'accordissimo: e' giusto e fruttuoso per tutti ed e' un grande insegnamento soprattutto per le anime che si trovano piu' indietro di altre nel percorso evolutivo. Quindi l'accettazione e' importantissima, ma comprendere e accettare non significa abbozzare. Secondo me quando si porge l'altra guancia, si fa un gesto nobile, ci si spoglia dell'ego e si da esempio di umilta', pacificita', calma, saggezza e tutte le altre nobili virtu' che esistono. Cio' che non va fatto e' porgere l'altra guancia all'infinito, divenendo bersaglio delle anime inevolute, che tendono a gettare la propria negativita' sugli altri. Le aggressioni di qualunque tipo, verbali e fisiche, contengono tanta energia negativa e non e' mai giusto e producente assorbirla, anche perche' se non la si blocca si moltiplica esponenzialmente. Avere compassione, perdonare, sono azioni nobili e di grande levatura spirituale, quando compiute sinceramente e con il cuore, ma questo non significa non dover lasciare andare le persone che si sono perdonate. Molti credono che il vero amore sia nell'attaccamento, anche in quello insano, e invece il vero amore lascia liberi. Sembrerebbe un controsenso, ma e' cosi'.
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda marisol » venerdì 19 febbraio 2016, 14:07

..."non giudicare!"...mi sembra un ottimo principio, però, spesso mi chiedo visto che caratterialmente sono predisposta ad analizzare quanto mi sta intorno: dove finisce l'analisi e dove invece inizia la critica? (Ho mercurio in Vergine: tosta!).
Quando sosteniamo l'importanza nello sviluppare il "senso critico" nei più giovani, come possiamo insegnare loro a distinguere i diversi tipi di riflessioni, ovvero, critiche su persone, situazioni, etc ?
"Rispettare l'altrui sensibilità": ok, ma se nella mia sensibilità c'è anche il bisogno di prendere le distanze da scelte di vita altrui (chesso? Mai farò la spacciatrice!) come posso non verbalizzare questa mia volontà senza esprimere il motivo, ovvero, la critica che motiva la mia presa di posizione? Vi sembra così facile?
Scusatemi, ma per me no; non ci arrivo!

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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Uranium » venerdì 19 febbraio 2016, 19:09

"Non giudicare" non è sinonimo di "ignorare"...Accettare gli altri, almeno a mio modestissimo modo di vedere, non significa astenersi dal fare confronti o dal dissentire quando non ci troviamo d'accordo con essi...Soltanto, queste riflessioni dovrebbero essere il più possibile obiettive, equilibrate, mai offensive ne' denigratorie nei confronti di chicchessia, e dovrebbero lasciare spazio al presupposto che anche noi, chissà quando e chissà dove, abbiamo superato le nostre brave fasi di "barbarie". Accettare gli altri, sempre parlando per me stesso, non significa nemmeno porgere l'altra guancia, anzi: abbiamo tutto il diritto di difendere la nostra dignità quando viene lesa, non siamo affatto tenuti a dire "grazie" a chi ci offende o ci manca di rispetto: si tratta soltanto di reagire in modo adeguato rimanendo entro i limiti imposti dalla correttezza. I Maestri del CF77 l'hanno più volte ribadito: -Non siate tepidi!, ovvero, in parole molto povere: imbufalitevi e sbroccate pure, se è questo che vi viene di fare, reagite, ma trattenetevi dal trascendere per non diventare offensivi a vostra volta. Insomma, come recita la frase in calce (della quale ho fatto il mio motto), più che buoni, siate giusti.
Comprendo come possa essere spesso difficile imporsi questa disciplina...Del resto, chi ha mai detto che vivere con consapevolezza sia una cosa facile? : Wink :
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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Reminiscenza1 » venerdì 19 febbraio 2016, 21:03

marisol ha scritto:..."non giudicare!"...mi sembra un ottimo principio, però, spesso mi chiedo visto che caratterialmente sono predisposta ad analizzare quanto mi sta intorno: dove finisce l'analisi e dove invece inizia la critica? (Ho mercurio in Vergine: tosta!).
Quando sosteniamo l'importanza nello sviluppare il "senso critico" nei più giovani, come possiamo insegnare loro a distinguere i diversi tipi di riflessioni, ovvero, critiche su persone, situazioni, etc ?
"Rispettare l'altrui sensibilità": ok, ma se nella mia sensibilità c'è anche il bisogno di prendere le distanze da scelte di vita altrui (chesso? Mai farò la spacciatrice!) come posso non verbalizzare questa mia volontà senza esprimere il motivo, ovvero, la critica che motiva la mia presa di posizione? Vi sembra così facile?
Scusatemi, ma per me no; non ci arrivo!



Marisol, provo a spiegare cosa penso in proposito: con l'analisi ci si limita a constatare i fatti oggettivi, esprimendo anche pareri personali, ma costruttivi, quindi non offensivi, non provocatori, ma rispettosi e volti ad una crescita attraverso un confronto sano e paritario.
Con il giudizio si entra nel meccanismo distruttivo, in cui non c'e' rispetto, non c'e' confronto, ma soltanto offese palesi o velate, volte non ad apportare un cambiamento, ma soltanto a screditare altre persone al fine di innalzare se stessi o di avere ragione, per dimostrare di essere i piu' forti e i migliori. Nel giudizio c'e' sempre un ego fortissimo, che e' incapace di relazionare alla pari, nel rispetto reciproco, con una interazione volta al miglioramento proprio e degli altri.
Prendo spunto da cio' che hai portato come esempio, cioe' il prendere le distanze da scelte di vita altrui, come per esempio non approvare lo spacciatore di droga. Nessuno ci obbliga ad approvare uno spacciatore di droga e a non esprimere il nostro parere. Pero' il primo passo, secondo me, e' quello di non criticare e giudicare la persona, ma il suo comportamento. Lo spacciatore di droga compie un' azione sicuramente deplorevole e ingiustificabile e si puo' giudicare negativamente quella precisa azione, ma non giudicare negativamente tutta la persona. Lo spacciatore di droga si comporta da criminale in un aspetto della vita,ma estendendo il giudizio dal comportamento alla persona, si dice che e' un criminale, senza tenere in consderazione che magari, quel criminale, in altre situazioni sociali sara' migliore di una persona ritenuta da tutti moralmente onesta. Forse quello spacciatore si fermera' a soccorrere qualcuno per strada, sottraendolo alla morte, mentre una persona considerata da tutti rispettabile, se ne freghera'. Questo e' un esempio per sottolineare l'importanza di giudicare i fatti, ma non l'intera persona.
Allo spacciatore si potra' dire che il suo comportamento e' illegale, che il suo comportamento nuoce alla societa' e queste considerazioni sono vere, ma non offensive. Diverso e' scatenarsi con parole volgari, aggressive o anche tranquille, ma volte a colpire l'essenza di quella persona, giudicando non il suo operato, ma la sua anima. Il giudizio e', a mio avviso, un modo per esercitare potere e per sentirsi migliori degli altri, senza cercare di mettersi nei loro panni e capire un dato comportamento, fermo restando che cmq quel comportamento scorretto rimane tale.
Ricordo le parole di una vecchia canzone di Gino Paoli, intitolata "Cosa faro' da grande", che ad un certo punto recitava cosi':

"Il ladro che ha rubato
stanotte in casa mia
non ha portato via
il dubbio ce c'e' in me:
se non mi andava bene
con le canzoni, forse,
ero dalla sua parte
e c'era un ladro in piu'.
Le strade sono giuste
anche quelle sbagliate
basta non esser certi mai".

Queste parole secondo me sono molto significative ed io le ho sempre conservate come insegnamento.

Quindi, per rispondere alla domanda di Marisol, coe' dove finisce l'analisi e dove comincia la critica, secondo me l'analisi finisce quando dopo aver illustrato oggettivamente i fatti ed aver espresso con rispetto la propria personale opinione, si comincia a buttarci dentro tutto cio' che esula da qualcosa di costruttivo, in cui ci sia rispetto e parita'.
Non so se sono riiuscita ad esprimere in maniera comprensibile il mio parere, mi scuso se sono stata confusionaria, ma sono concetti non facilissimi da comunicare, fermo restando che questi sono miei personali pareri ed una personale visione di vita, che puo' essere condivisa o meno.

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Re: R. Steiner "Il destino dell'uomo"

Messaggioda Reminiscenza1 » venerdì 19 febbraio 2016, 22:33

A proposito di porgere l'altra guancia, Roberto, mi e' venuta una riflessione e tu dovresti recitare il "mea culpa", perche' i tuoi pensieri, ultimamente, mi scatenano un sacco di riflessioni, quanto interessanti, oppure deliranti, non so. :ahaha: : Wink :
Mi viene da pensare all' altro aspetto della medaglia per quanto riguarda il "porgere l'altra guancia" quando qualcuno ci offende, quindi il non reagire in alcun modo, ma incassare. Secondo me, questo comportamento, non sempre e' segno di umilta' e di sottomissione, ma al contrario potrebbe nascondere la convinzione di essere superiori all' altro, al punto di non considerarlo proprio e di conseguenza cio' che dice, o fa, non tocca minimamente. E' un po' come assecondare i matti. Io credo che la via di mezzo sia sempre quella giusta, in ogni occasione. Farsi rispettare, si', ma con rispetto. Certo e' che se qualcuno e' davvero molto molesto e reiterante, siamo autorizzati a non considerare il suo punto di vista e a passare oltre.
Ci sono persone che pensano che se l'altro non risponde alle loro provocazioni, non gli vuole bene. Questo e' un modo del tutto distorto di intendere i rapporti. Si puo' voler bene ad una persona, ma non accettare le sue provocazioni e i suoi comportamenti molesti, perche' e' giusto e rientra nel proprio diritto.
E' soltanto un parere personale, ovviamente. :yess:

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