AMAREZZE DI UN SANTO

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AMAREZZE DI UN SANTO

Messaggioda Orleide » domenica 29 novembre 2009, 17:53

Tante volte si tiene le persone che hanno lavorato per la chiesa cattolica come santi, però non sempre sono infatti Spiriti di luce, siccome non sempre gli interessi della chiesa sono gli stessi interessi di Gesù.Alcuni sono canonizzati e poi soffrono con le richieste dei suoi devoti, oppure non capiscono il perché della sua condizione di sofferenza e si diventano rivoltosi contro le determinazioni di Dio, sempre giusti.
Non conosciamo la valutazione che viene data da Dio alle nostri atti. Possiamo pensare che un determinato atto valga tantissimo e a volte il valore attribuito, diciamo così, non è tanto grande. E non possiamo dimenticare i nostri errori delle vite precedenti, che non conosciamo la dimensione, la grandezza.Quindi, essere canonizzato e diventare santo può portare una grande sofferenza o una grande delusione e rivolta. Dobbiamo sempre ricordare le parole di Gesù:" ad ognuno secondo le sue opere".
Vi metto un messaggio dello Spirito Humberto de Campos, che è stato un cronista molto famoso negli anni 30/40 a Rio de Janeiro, anche chiamato di Fratello X per problemi che ha avuto Chico con sua famiglia dopo che ha cominciato a scrivere con lui.
AMAREZZE DI UN SANTO

Si parlava in un circolo spirituale della meglio forma di coltivare la preghiera, quando un amico ha detto:
-Un’eredità pericolosa degli spiritisti è quella di trasformare la memoria di un compagno disincarnato in una specie di culto di falsa santità. Il buono lavoratore del Cristo non fa più che compiere un dovere, e non è giusto si disturbi la sua serenità spirituale con la ripetizione di scene mondane, perfettamente identiche alle cerimoni canoniche. Non raro, la morte strappa della convivenza terrestre un fratello coscienzioso, devoto e immediatamente gli amici della Dottrina lo trasformano in un tabù di fittizia inespugnabilità.
-È vero – ha esclamato uno dei presenti -, in tute le questioni è giusto domandare qual è stato il procedimento di Gesù, e, nel caso della preghiera, non si vede, nei Vangeli, un culto particolare,a non essere la continua comunione tra il Cristo e il Padre che è in Cieli.
Un ex prete cattolico, con un sorriso della bonaccia che sempre sorge dopo delle grandi delusioni, ha accresciuto in tono amichevole:
-È ragionevole che gli uomini del mondo non interrompano le tradizioni affettuose con coloro che gli precedono nel viaggio silenzioso del tumolo, conservando nelle anime la stessa disposizione di tenerezza e di ringraziamento, nel ricordo di quelli che sono partiti.Intanto, nel capitolo delle suppliche, delle sollecitazioni, degli impegni, conviene che tutta creatura si rivolga a Dio, sciente che la sua volontà sovrana è sempre giusta e che la sua bontà si manifestarà, di uno o di altro modo, attraverso dei massaggeri che giudiche conveniente alle fini collimati. Nelle mie esperienze nelle sfere più vicine del Pianeta, ho sempre riconosciuto che gli Spiriti più omaggiati nella Terra sono quelli che più soffrono, in virtù della poca prudenza dei suoi amici. D’altronde, in questo particolare, abbiamo l’esempio doloroso dei “santi”. Sapiamo che rari uomini canonizzati dalla chiesa umana sono arrivati, infatti, alla montagna ripida e luminosa della Virtù. E queste povere creature pagano caro, nella Spiritualità, l’incenso olente delle piccole glorie di un altare terrestre.
La conversazione prendeva un carattere dei più interessanti, quando lo stesso amico ha domandato all’improvviso, dopo di una pausa:
-Voi conoscete la storia di San Domenico González?
E mentre i presenti si guardavano muti, in intima interrogazione, ha continuato:
-Domenico González era un prete insinuante, dotato di poderosa e aguzzata intelligenza. Sua carriera sacerdotale, per causa del suo carattere flessibile, è stato un grande volo per le posizioni importanti e elevate. Dominava tutti i compagni per il potere di sua parola calda e persuasiva, conquistava l’attenzione di tutti i suoi superiori per l’umiltà esteriore di cui dava testimonianza, sebbene la sua vita intima stesse piena di penosi scivolamenti.
La verità è che, nelle fini del XV secolo, era lui l’Inquisitore generale di Aragona; ma, tale è stato il suo metodo condannabile di azione nell’elevato carico che gli era stato dato, che, intorno a 1485, gli israeliani l’hanno assassinato nella cattedrale di Saragoza, in momento di sacre celebrazioni.
Il nostro biografato ha svegliato, nell’oltre tumolo, con le sue piaghe dolorose, dentro delle terribili realtà che gli aspettavano lo Spirito imprevidente; ma, gli ecclesiastici hanno concordato in reclamare un posto di distacco negli altari umani e hanno vinto la causa.
In breve tempo, la memoria di Domenico si trasformava nel culto di un santo. Ma, si hanno aggravato, nel piano invisibile, i tormenti di quella anima sventurata. Vergognoso e oppresso, l’ex prete influente del mondo si sentiva come medicante affamato e coperto di pustole. Noi, però, sappiamo che i ricordi pesanti del Pianeta sono come forze invincibili che ci prendono alla superficie della Terra, e l’infelice compagno è stato obbligato a comparire, nonostante invisibile agli occhi mortali, a tutte le cerimoni religiose che si verificavano nell’istituzione di suo culto. Domenico González, stupito con le accuse della propria coscienza, ha assistito a tutte le solennità della sua canonizzazione, sentendosi il più disgraziato degli esseri. Le pompe dell’avvenimento erano come come spade intangibili che gli attraversavano, di fianco a fianco, il cuore vinto e sofferente. I cantici di glorificazione terrena gli echeggiavano nell’intimo come singhiozzi dell’ombra e dell’amarezza.
E, da questa ora, si gli hanno reso intense i patimenti.
Sua angoscia si ha aggravato, in principio, in virtù della nuova posizione del circolo familiare. Coloro che gli erano affini per il sangue hanno capito che non più dovevano il tributo comune di lavoro e realizzazione al mondo. Come parenti di un santo, non più hanno voluto lavorare. E questa attitudine si ha esteso ai suoi antichi compagni di comunità. I pochi valori dell’associazione religiosa, a cui aveva appartenuto, hanno sparito. Suoi colleghi di sforzo hanno fermato volontariamente nella pigrizia r nrll’abitudine degli omaggi successivi. Il gruppo aveva prodotto un santo; doveva essere il suficiente per garanzia di una posizione definitiva nel Cielo.
Lo Spirito infelice contemplava simile situazione, bagnato in lacrime espiatorie. E il suo martirio ha continuato.
Sappiamo che un appello della Terra viene ricevuto in nostro mezzo, così sia spedito da un cuore che si dibatte nelle lotte redentrici del mondo. Se il servizio postale dell’orbe può essere soggetto agli errori di amministrazione, o alla ma volontà di un postino, disviando del suo destino un messaggio, nel piano spirituale non si verificano simili perturbazioni. La sollecitazione giusta o ingiusta degli uomini arrivano a noi dai fili del pensiero, nella divina chiarità del magnetismo universale. E Domenico ha cominciato a ricevere le richieste più imprudenti dei suoi numerosi devoti.
L’anima sventurata è rimasta assolutamente presa alla Terra e, di istante a istante, era obbligata a accudire agli appelli più stravaganti e più assurdi.
Se un criminale desiderava fuggire all’azione della giustizia nel mondo, si valeva di Domenico, invocandogli la memoria, tra timori e suppliche. Le madri dissennate, che non hanno cogitato dell’educazione dei figli, in piccolini, gli supplicavano in ginocchio la correzione tardiva di questi figli traviati in cattivi cammini.I furfanti gli facevano promesse, affinché realizzare un buon affare. Le ragazze nubili gli imploravano l’anello del fidanzato ribelle e lontano. I sacerdoti gli chiedevano l’attenzione dei superiori. E, finalmente, tutti i sofferenti senza coscienza gli supplicavano l’allontanamento della croce di prove che era a loro indispensabile.
Incollato al mondo, Domenico, durante più di un secolo, ha vagato per le case dei devoti, per le strade deserte, per i circoli di affari, per i covili dei banditi.
Suo aspetto dava pena.
Allora, ha rivolto a Gesù la supplica più fervorosa di sua vita spirituale, implorando che gli permettesse ritornare alla Terra, affinché nascondere nella dimenticanza della carne le sue enormi disdette. Voleva fuggire del piano invisibile, detestava il titolo di santo, abominava tutti gli omaggi, gli tormentava l’altare del mondo. Sue lacrime erano amare e commoventi, e il Signore, come sempre, non gli ha mancato con la bontà infinita.
Così come un gruppo di amici influenti cerca collocamento per un uomo disoccupato e afflitto nel mondo, alcuni compagni dedicati sono venuti offrire al povero Spirito sofferente una reincarnazione come schiavo, in Brasile.
Domenico González è rimasto contentissimo. Ha pianto di giubilo, di ringraziamento a Gesù e, in breve tempo, prendeva la veste scura dei prigionieri, sentendosi venturoso e confortato, pieno di allegria e riconoscimento.
Il nostro amico aveva fatto una pausa nella sua narrativa. Eravamo, però, altamente interessati e io ho domandato:
-E il santo è oggi nei piani più elevati della Spiritualità? Sarebbe estremamente curiosa la parola diretta di sua delusione e di sua esperienza valiosa...
-No, ancora no – ha replicato il narratore, con aria discreta. –Domenico ha vissuto successivamente in Brasile e, ancora oggi, continua, lì, a sforzarsi per la sua redenzione spirituale, mantenendo istintivamente il più terribile timore di arrivare alle sfere invisibili con il titolo di santità.
Ma, le obbligazioni comuni hanno disperso il gruppo in conversazione e, dentro di poco tempo, ero io nuovamente solo, con il mio lavoro e con la mia meditazione. E in questo giorno, impressionato con la storia di quella amara esperienza, non ho potuto togliere dell’immaginazione quello santo che aveva cambiato gli incensi dell’altare per l’atmosfera nauseante di una senzala* della cattività.

*SENZALA: alloggio che si offriva agli schiavi nel tempo del Brasile coloniale, quando aveva la schiavitù.

Tradotto dal libro Riportagi di Oltre Tumolo, dello Spirito Humberto de Campos, psicografato da Chico Xavier.

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Re: AMAREZZE DI UN SANTO

Messaggioda Fernanda » domenica 29 novembre 2009, 23:42

Orleide, grazie per il testo!!! :grazie1000: :dicocuore:

Una buonissima riflessione per tutti noi!!!

Vedremo se qualcuno avrà da dire su questa lettura.

Un abbraccio e una settimana illuminata per te!!! :cuore1:

Fernanda. :fiori2:
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quello che aspira,
l’irradiazione di quello che sente,
gli interessi che coltiva.”

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