"sono un morto che cammina"

Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda GRETADC » lunedì 18 giugno 2018, 22:04

Amadeus ha scritto:Buon pomeriggio Greta. Posso solo immaginare le tue ribolazioni ma forse qualcosa di positivo sta accadendo. le tue timide aperture al mondo di questo forum fanno già ben sperare. Un mondo più ampio forse ha bisogno di te. Prova ad aprirti ad associazioni di volontariato presenti nella tua città e condividendo il tuo dolore con altre solitudini potrai trovare lenimento alle tue ferite e, cosa che troverai sorprendente, dare aiuto ad altri che provano il tuo stesso stato d'animo. Non posso certo darti consigli precisi : ciascuno trova da solo la strada della consapevolezza. Posso però dirti ciò che mi ha procurato, in alcune circostanze, una certa serenità. La preghiera, innanzitutto, che mi fa ogni volta riallacciare un rapporto importante con Dio; la lettura degli scritti di Sant'Agostino sulla morte fisica, iniezioni di puro Amore e poesia; la presenza, accanto a me, di un fedelissimo amico che non tradisce mai, come lo può essere un cane. Recati in un canile e fà che a sceglierti come compagna sia lui. Sarà un rapporto speciale con un'Anima che comprenderà le tue sofferenze e ti darà una comprensione che nessun essere umano potrà darti mai con assoluta pienezza. Non ti consiglio, in questo momento, di cercare aiuti presso sensitivi, troveresti solo imbonitori e speculatori. I veri sensitivi sono rari.Aspetta anche per avere altre forme di contatti, come la metafonia, che io sperimento, od altro : sei ancora troppo coinvolta emotivamente. Quando avrai trovato un pò di serenità potremo riparlarne, quì troverai ogni forma d'aiuto. Ti auguro che la Luce del Signore possa darti serenità.


Grazie per quello che dici,un cagnolino è già nella mia vita,ed è certo un aiuto, a volte gli piango addosso povera anima...invece per le preghiere sono bloccata non riesco a pregare,non ce l'ho Dio, ma quasi...ho pregato cosi tanto di salvarlo, avrei dato la mia vita in cambio... subito! ma nessuno mi ha ascoltato..suppongo che in molti siano nella mia stessa situazione..se questa è una"lezione"faccio fatica a credere a un DIO misericordioso..
Faro' come mi consigliate anche se mi costa moltissimo, mi ero attaccata a questo in modo spasmotico ..suppongo abbiate ragione, un certo equilibrio che adesso non ho,sarebbe auspicabile..Grazie di tutto siete unici :cuore7:
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda Uranium » martedì 19 giugno 2018, 21:48

GRETADC ha scritto:invece per le preghiere sono bloccata non riesco a pregare,non ce l'ho Dio, ma quasi...ho pregato cosi tanto di salvarlo, avrei dato la mia vita in cambio... subito! ma nessuno mi ha ascoltato..suppongo che in molti siano nella mia stessa situazione..se questa è una"lezione"faccio fatica a credere a un DIO misericordioso..
Faro' come mi consigliate anche se mi costa moltissimo, mi ero attaccata a questo in modo spasmotico ..suppongo abbiate ragione, un certo equilibrio che adesso non ho,sarebbe auspicabile..


Il Maestro Kempis, la guida filosofica del Cerchio Firenze77, affermava: -Non subite passivamente il dolore...Quando soffrite, urlate, imprecate, chiedetevi il perchè: così facendo fate quel che il dolore deve farvi fare!
Come interpretare queste parole? Reagire con forza al dolore nelle situazioni difficili diventa importante per lo spirito, perchè ostacola il cristallizzarsi di una passività che per esso sarebbe controproducente. Niente come la tepidezza, cioè la sostanziale indifferenza alle emozioni, rende difficoltoso, per l'individuo, progredire lungo il cammino della consapevolezza. Quantunque sia così difficile crederlo, e per quanto umano e comprensibile sia gridare all'ingiustizia quando ci si dibatte nei vortici della sofferenza, non si può negare che sia proprio il dolore la strada che conduce alle più grandi conquiste. Non si creda che sia facile, per me, affermarlo! Tutt'altro: anch'io, che "predico" tanto bene, mi ritrovo spesso a dovermi sforzare, e non poco, per non "razzolare" come mi verrebbe spontaneo fare...Allora grido, sbraito, perdo le staffe, ma mi induco a pensare che tutto quel soffrire non mi viene mandato per il capriccio di un dio che non ha di meglio da fare che torturare le sue creature (quanto dannatamente "umanoide" sarebbe un dio simile!), bensì perchè attraverso quel dolore io devo imparare qualcosa, devo giungere a comprendere qualcosa. Mi riesce?, mi si chiederà... Be', non sempre, e non sempre bene, anzi. Non si sfugge, siamo fatti così. Eppure, più che le carote, sono proprio i bastoni a rivelarsi i migliori maestri. Io, poi, credo che anche essere "arrabbiati" con Dio sia plausibile; non devo per forza gradire tutto quanto mi succede, giusto?, e dal momento che Dio mi ha provvisto della facoltà di sentire, penso che persino trovarsi in contrasto con Lui significhi credere.
Lo ribadisco, di fronte al trapasso di una persona cara ci ritroviamo tutti schiantati dal dolore, e non ci sono parole ne' elucubrazioni che tengano. Ma questa non è una punizione che ci viene inflitta, ne', tantomeno, una crudeltà verso chi lascia il piano fisico. Chi è trapassato è mille volte più felice di noi, e se noi amiamo chi è trapassato, possiamo forse esserne in qualche modo consolati. Nulla più di spiacevole può rabbuiare l'esistenza di chi ci ha preceduto nell'Aldilà, e se pensiamo che saremmo sempre disposti in prima persona a soffrire l'indicibile anzichè veder soffrire coloro che amiamo, potremo spezzare almeno uno dei pugnali che ci trafiggono il cuore.
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda Susy » mercoledì 20 giugno 2018, 11:17

Grazie Uranium, come sempre le tue parole descrivono esattamente il dolore iniziale, la rabbia, le grida, la paura e l'abbandonarsi poi nelle mani di Dio sapendo che chi ci ha lasciato, sta meglio di noi che ci disperiamo
Leggerti è sempre un piacere

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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda GRETADC » venerdì 22 giugno 2018, 13:25

Uranium ha scritto:
GRETADC ha scritto:invece per le preghiere sono bloccata non riesco a pregare,non ce l'ho Dio, ma quasi...ho pregato cosi tanto di salvarlo, avrei dato la mia vita in cambio... subito! ma nessuno mi ha ascoltato..suppongo che in molti siano nella mia stessa situazione..se questa è una"lezione"faccio fatica a credere a un DIO misericordioso..
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Il Maestro Kempis, la guida filosofica del Cerchio Firenze77, affermava: -Non subite passivamente il dolore...Quando soffrite, urlate, imprecate, chiedetevi il perchè: così facendo fate quel che il dolore deve farvi fare!
Come interpretare queste parole? Reagire con forza al dolore nelle situazioni difficili diventa importante per lo spirito, perchè ostacola il cristallizzarsi di una passività che per esso sarebbe controproducente. Niente come la tepidezza, cioè la sostanziale indifferenza alle emozioni, rende difficoltoso, per l'individuo, progredire lungo il cammino della consapevolezza. Quantunque sia così difficile crederlo, e per quanto umano e comprensibile sia gridare all'ingiustizia quando ci si dibatte nei vortici della sofferenza, non si può negare che sia proprio il dolore la strada che conduce alle più grandi conquiste. Non si creda che sia facile, per me, affermarlo! Tutt'altro: anch'io, che "predico" tanto bene, mi ritrovo spesso a dovermi sforzare, e non poco, per non "razzolare" come mi verrebbe spontaneo fare...Allora grido, sbraito, perdo le staffe, ma mi induco a pensare che tutto quel soffrire non mi viene mandato per il capriccio di un dio che non ha di meglio da fare che torturare le sue creature (quanto dannatamente "umanoide" sarebbe un dio simile!), bensì perchè attraverso quel dolore io devo imparare qualcosa, devo giungere a comprendere qualcosa. Mi riesce?, mi si chiederà... Be', non sempre, e non sempre bene, anzi. Non si sfugge, siamo fatti così. Eppure, più che le carote, sono proprio i bastoni a rivelarsi i migliori maestri. Io, poi, credo che anche essere "arrabbiati" con Dio sia plausibile; non devo per forza gradire tutto quanto mi succede, giusto?, e dal momento che Dio mi ha provvisto della facoltà di sentire, penso che persino trovarsi in contrasto con Lui significhi credere.
Lo ribadisco, di fronte al trapasso di una persona cara ci ritroviamo tutti schiantati dal dolore, e non ci sono parole ne' elucubrazioni che tengano. Ma questa non è una punizione che ci viene inflitta, ne', tantomeno, una crudeltà verso chi lascia il piano fisico. Chi è trapassato è mille volte più felice di noi, e se noi amiamo chi è trapassato, possiamo forse esserne in qualche modo consolati. Nulla più di spiacevole può rabbuiare l'esistenza di chi ci ha preceduto nell'Aldilà, e se pensiamo che saremmo sempre disposti in prima persona a soffrire l'indicibile anzichè veder soffrire coloro che amiamo, potremo spezzare almeno uno dei pugnali che ci trafiggono il cuore.



Con infinita riconoscenza.... :dicocuore:
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda tata » domenica 8 luglio 2018, 9:01

ciao Greta
buona ultima ma eccomi a te. Benvenuta tra noi prima di tutto e un abbraccio immenso che serve sempre.
Difficile da pensare ora ma dovrai vivere per due, proprio per il rapporto così stretto che vi univa.
L'unica cosa che ti dico è.. il dolore non si può contenere quindi piangi, ridi, urla, corri ma non tenere dentro niente .. fa dei danni che nemmeno la chemioterapia a volte può guarire.
Il dolore non passa.. non è vero una cippa lippa che ad un certo punto non c'è più.. ma imparerai a conviverci perchè tuo fratello sarà sempre e per sempre nel tuo cuore e vicino a te. Vedrai piccoli segni.. come già ti è successo.. e penserai.. o sono pazza o è lui che mi saluta.
sempre e per sempre.
un caloroso abbraccio,
la tata di Fabio
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda ale_209 » venerdì 7 settembre 2018, 16:26

GRETADC ha scritto:ho pregato cosi tanto di salvarlo, avrei dato la mia vita in cambio... subito! ma nessuno mi ha ascoltato..


Come mi suonano familiari queste parole.
Credo di essere piu' o meno nella tua stessa situazione, la differenza e' che io ho, fortuna mia, altri affetti a cui aggrapparmi.
Ti abbraccio forte forte :cuore1:
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda Uranium » martedì 11 settembre 2018, 21:26

La settimana scorsa ero in ferie, e un giorno ne ho approfittato per portare all'isola ecologica un po' di masserizie. Io, per mia natura, accumulo tutto e non butto via nulla; se si considera, poi, che oltretutto sono un collezionista, allora...Questo fa sì che ogni tanto si renda necessario correre ai ripari e scendere a compromessi con la propria avidità: in altre parole, o ci si libera di qualcosa, o ci si...sfratta da sè! Ebbene, fra i tanti oggetti ormai inutili che ho buttato c'era un vecchio piatto di vetro, che fin da bambino ho visto tante volte riempito di frutta da mia madre e che mio padre lavava quando era...di corvèe. Era ormai irrimediabilmente incrostato, scheggiato, opaco...Non era più così bello a vedersi come una volta, per cui ho deciso di sbarazzarmene. Giunto all'isola ecologica ho cominciato a scaricare dall'auto i vari oggetti e a gettarli negli appositi containers per la raccolta differenziata. Giunto a quel piatto di vetro, l'ho afferrato e, a mo' di frisbee, l'ho lanciato fra i rottami. Il piatto è esploso in pezzi, ovviamente, e quel che ho provato in quell'istante è stato tanto inatteso quanto doloroso: ho sentito un grande tuffo al cuore, mi è mancato il respiro, sono rimasto immobile per qualche istante, poi...sono balzato in auto e mi ci sono chiuso dentro per qualche minuto. Piangevo come un bambino, un magone tremendo mi aveva stretto alla gola. Che figlio degenere, che essere senza alcuna pietà! Avevo gettato il piatto di vetro dei miei genitori, "quel" piatto di vetro...Dopo un po' mi sono riavuto e ho continuato lo scarico, ma mi sentivo tutt'altro che bene. Mi ci volle qualche ora per rimettermi completamente.
Perchè vi racconto questo? Mio padre ha lasciato questa terra tredici anni fa, mia madre manca da quattro anni e mezzo, eppure, come si può concludere, il fatto non è assolutamente...caduto in prescrizione, se così vogliamo dire. E' inutile, non illudiamoci, il dolore per la scomparsa di un nostro caro non avrà mai fine. Ma quanta parte di questo dolore può definirsi esclusivamente soggettivo, cioè nostro e basta? Di certo una percentuale che si avvicina molto al totale. Credo sia questo il punto focale sul quale dobbiamo concentrare i nostri sforzi quando ci troviamo a piangere qualcuno. Siamo solo noi a soffrire, è solo la nostra memoria che ci schianta e ci precipita nella disperazione; non è un dolore che sta provando chi è trapassato e che amiamo tanto. Credo che dobbiamo convincerci di questo, tutti, voi, io stesso! In fondo, anche se si tratta di pura teoria, il ragionamento è semplicissimo: sono io a soffrire, non è il mio caro defunto, e come lui preferirebbe soffrire in prima persona anzichè vedere soffrire me, io preferisco di gran lunga portare questa croce sulle mie spalle e sul mio cuore anzichè vedere lui soccombere sotto il suo peso. Se mi fosse concesso, sarei tuttora disposto ad uno scambio di "ruoli"; ergo, va bene così. Lo so, lo so, si fa presto a dire...Ma la logica è schiacciante, a parer mio, e costituisce uno spunto di riflessione cruciale.
Era ormai l'imbrunire di quello stesso giorno in cui mi sono recato in discarica quando ho ripensato a quel piatto che si frantumava in tanti pezzi. Ho immaginato che i miei, dall'altra dimensione, mi abbiano visto e abbiano sussurrato al mio orecchio: -Era ora che buttassi tutto quel ciarpame, razza di poltrone! E poi, che credi, che ci importasse ancora così tanto di quel piatto? Tu sapessi quante cose infinitamente più belle e preziose ci circondano, qui...
Peccato che non l'abbia proprio sentito e me lo sia soltanto immaginato...Ma non è stata la loro voce ad essere afona, bensì la mia mente ad essere sorda.
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Re: "sono un morto che cammina"

Messaggioda ale_209 » mercoledì 12 settembre 2018, 15:07

Uranium ha scritto:di fronte al trapasso di una persona cara ci ritroviamo tutti schiantati dal dolore, e non ci sono parole ne' elucubrazioni che tengano. Ma questa non è una punizione che ci viene inflitta, ne', tantomeno, una crudeltà verso chi lascia il piano fisico. Chi è trapassato è mille volte più felice di noi, e se noi amiamo chi è trapassato, possiamo forse esserne in qualche modo consolati. Nulla più di spiacevole può rabbuiare l'esistenza di chi ci ha preceduto nell'Aldilà, e se pensiamo che saremmo sempre disposti in prima persona a soffrire l'indicibile anzichè veder soffrire coloro che amiamo, potremo spezzare almeno uno dei pugnali che ci trafiggono il cuore.


Belle parole, effettivamente quello che dici e' corretto, questa volta, a differenza delle "morti" precedenti (che hanno colpito la mia famiglia) ero preparata, la pratica la sapevo alla perfezione, se avessi dovuto sostenere un esame sarei passata con 30 e lode ma davanti a quel corpo freddo il mio cervello non ha voluto sentire e credere a storie di nessun tipo, mi sono sentita come al centro di un uragano in cui milioni di pensieri e domande si accavallavano senza senso. Per giorni ho continuato a controllare nervosamente l'orologio pensando agli orari di visita dell'ospedale ... ma in ospedale non c'era piu' nessuno che mi aspettava con il sorriso sulle labbra. Per assurdo ho reagito (e sto reagendo) molto peggio delle altre volte, ho incolpato Dio, ho abbandonato la preghiera e ho la piu' totale repulsione per la metafonia.
Non ne capisco ancora il motivo, forse tutto dipende dal fatto che fino all'ultimo istante ho fermamente creduto in una possibile guarigione, la morte non era prevista, credevo che sarebbe stata una cosa lunga ma alla fine di questo calvario ci sarebbe certamente stato un lieto fine. Cosi' non e' stato.
Non sento dentro di me nessun istinto suicida, ho ripreso la mia vita di tutti i giorni, ho ripreso in parte l'hobby della fotografia anche se capisco che spesso e' piu' una cosa meccanica, tra le foto delle ultime vacanze ben poche mi rappresentano, nonostante i corsi che ho fatto e nonostante i tanti progressi raggiunti vedo foto spente, non mie, fatte con il cervello ma non con il cuore.
La mia cura piu' potente e' mia madre, ci sosteniamo a vicenda, ogni giorno, parlando tanto ma mai della morte, anche lei non e' pronta ed e' uscita da questa storia devastata.
Come dicevo in un altro post, la cosa che ci ha fatto piu' male e' stato trovare l'indifferenza e l'incapacita' piu' totale nel primo ospedale con cui abbiamo avuto a che fare, abbiamo perso tempo, tempo prezioso, cure sbagliate, diagnosi sbagliate, tac ed esami del sangue letti da incapaci ecc ecc. Questo fa male perche' abbiamo scelto noi quell'ospedale, se fossimo andati direttamente a Ferrara chissa' .... comunque nulla ha piu' importanza.
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