Similitudini

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Messaggioda pierotto 52 » martedì 31 gennaio 2017, 14:49

: Smile : Dal testo di Raymond A. Moody Jr, "La vita oltre la vita".
"Il Libro Tibetano dei Morti". Opera notevolissima, Il libro tibetano dei morti è stato compilato sulla base degli insegnamenti dei saggi lungo un arco di secoli nel Tibet preistorico, insegnamenti tramandati oralmente. Venne quindi messo per iscritto, presumibilmente verso l'VIII secolo d.C., ma anche allora fu tenuto nascosto perché non ne venissero a conoscenza estranei.
La forma di questo libro inconsueto è legata ai diversi usi ai quali era destinato. Va detto innanzitutto che i saggi che lo scrissero consideravano la morte come un'arte-qualcosa che poteva venir compiuta in modo esperto o in modo sconveniente, secondo che si avessero o no le conoscenze richieste per compierla bene. Per questo il libro veniva letto come parte della cerimonia funebre, o al morente negli ultimi momenti di vita.
In tal modo si supponeva adempisse due funzioni: aiutava il morente a riconoscere la natura dei nuovi sorprendenti fenomeni che egli veniva conoscendo; e aiutava quelli che rimanevano a nutrire pensieri positivi, a non trattenere il morente con il loro amore affinché egli potesse entrare nel mondo di là in una giusta disposizione mentale, libero da ogni legame corporeo. Il libro contiene dunque una dettagliata descrizione delle varie fasi che l'anima attraversa dopo la morte fisica. Il parallelismo tra le prime fasi della morte che il libro descrive e quelle che mi sono state narrate da quanti hanno vissuto un'esperienza di pre-morte è davvero incredibile.
Nel racconto tibetano la mente o l'anima del morente esce dal corpo. Quindi, a un determinato momento, il morente si trova in un vuoto-non un vuoto fisico, ma un vuoto soggetto ai suoi propri limiti, un vuoto in cui la consapevolezza del morente non si annulla. Gli può accadere di udire suoni allarmanti e inquietanti, descritti come un rombo, un tuono, un fischio simile al vento, e scopre che lui stesso e quanto lo circonda è avvolto in una nebbia grigia e luminosa. Si stupisce scoprendo di essere uscito dal corpo. Sente e vede i parenti e gli amici che piangono sul suo corpo e lo preparano per il funerale, ma quando cerca di parlare, loro non lo sentono, né lo vedono. Non comprende ancora di essere morto, e si sente confuso. Si chiede se è morto o non lo è e quando infine capisce di esserlo non sa dove deve andare né che cosa deve fare. Lo invade un profondo rimpianto, e per un certo periodo rimane vicino ai luoghi che gli erano familiari in vita.
Si accorge di essere ancora in un corpo -chiamato il corpo "luminoso"- che non sembra fatto di materia corporea. Può attraversare rocce, muri, e perfino le montagne, senza incontrare resistenza. Lo spostamento da un luogo all'altro è quasi istantaneo. Il pensiero e la capacità di percezione sono meno limitati; la mente diventa lucidissima e i sensi sembrano più acuti e perfetti e più vicini al divino. Se in vita è stato cieco o sordo o monco, scopre con stupore che nel suo corpo "luminoso" tutti i sensi, come tutte le capacità del corpo fisico, sono stati sanati e rafforzati.
Gli accade di incontrare altri esseri che hanno un corpo come il suo, e quella che viene chiamata una luce pura o chiara. Il libro consiglia al morente che si avvicina alla luce di sforzarsi di provare soltanto amore e comprensione verso gli altri.
Il libro parla anche dei sentimenti di immensa pace e serenità che il morente conosce e di uno "specchio" dove tutta la sua vita, le azioni buone o cattive, viene riflessa perché egli stesso e gli esseri che lo giudicano possano vederla. Non vi può essere rappresentazione falsa o errata: è impossibile mentire sulla propria vita. In breve, benché il Libro tibetano dei morti contenga molte fasi successive della morte che nessuna delle persone da me intervistate ha raggiunto, si nota una somiglianza sorprendente tra le descrizioni di questo antico manoscritto e gli avvenimenti che mi sono stati narrati da americani del XX secolo."
:cuore8:

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Re: Similitudini

Messaggioda ale_209 » martedì 31 gennaio 2017, 15:08

pierotto 52 ha scritto:Sente e vede i parenti e gli amici che piangono sul suo corpo e lo preparano per il funerale, ma quando cerca di parlare, loro non lo sentono, né lo vedono. Non comprende ancora di essere morto, e si sente confuso. Si chiede se è morto o non lo è e quando infine capisce di esserlo non sa dove deve andare né che cosa deve fare. Lo invade un profondo rimpianto, e per un certo periodo rimane vicino ai luoghi che gli erano familiari in vita

Quando e' morta la mia nonna io le ho parlato diverse volte, parlavo a voce alta sperando che lei fosse accanto a me, l'ho rassicurata come meglio potevo sapendo che in quei momenti sarebbe stata molto confusa, specialmente nel vedere mia mamma piangere come una bambina, cosa che nemmeno io mi sarei mai aspettata. In quel momento anche se ero a pezzi mi sono dovuta fare forza per lei, era lei quella ad avere piu' bisogno :cuore1:
Per la mia amatissima Nonna Leo: Alcuni addii non sono per sempre. Non sono la fine. Semplicemente significano: “mi mancherai finché non ci incontreremo di nuovo”

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Re: Similitudini

Messaggioda Lory 61 » martedì 31 gennaio 2017, 18:20

Domenica ho conosciuto un signore che mi ha raccontato di avere avuto anni fa un brutto infarto; arrivato al pronto soccorso ha perso conoscenza ed è andato in arresto cardiaco. Ha saputo poi che era clinicamente morto, tanto che i medici che si sono subito adoperati per rianimarlo disperavano di poter far ripartire il cuore. Lui nel frattempo era uscito dal corpo, e dall'alto della stanza vedeva i soccorritori che si prodigavano su di lui, senza capire bene cosa stessero facendo perché lui si sentiva vivo. Ha detto che sentiva una gran calma e osservava la scena di sotto ed il suo corpo con un grande distacco, come se si trattasse di un pupazzo. Si è risvegliato poi nel letto dell'ospedale: evidentemente non era ancora arrivato il suo momento, ma se lo fosse stato probabilmente avrebbe vagato per la stanza e poi sarebbe uscito. Tutto conferma quello che i tibetani conoscevano già tanti secoli fa. :smile30:

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Re: Similitudini

Messaggioda Uranium » martedì 31 gennaio 2017, 20:32

Bellissima, Lory, questa testimonianza: soprattutto tenendo conto che coincide perfettamente con quanto già tanti altri soggetti, di epoche e nazionalità diverse e che perciò non potevano conoscersi, hanno raccontato.
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Re: Similitudini

Messaggioda Reminiscenza1 » mercoledì 1 febbraio 2017, 17:13

Lory 61 ha scritto:osservava la scena di sotto ed il suo corpo con un grande distacco, come se si trattasse di un pupazzo.


Ciao a tutti. In effetti il corpo privo di vita e' proprio uguale ad un manichino. Proprio questo e' cio' che ho pensato nel vedere il corpo di mia suocera, dopo il trapasso. Lei mi si era manifestata di notte, un paio d'ore prima della morte clinica (era gia' da diverse ore in condizioni molto critiche), "prendendo voce" dal brontolio del mio stomaco, e proferendo queste parole: "Io sto qui". :cuoricini:
Ed io non ho dubbi sul fatto che ci fosse. :satisfied:
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Re: Similitudini

Messaggioda Uranium » mercoledì 1 febbraio 2017, 21:57

Reminiscenza1 ha scritto:In effetti il corpo privo di vita e' proprio uguale ad un manichino.


...Ma è verissimo! E' qualcosa che ho sempre notato anch'io ogni qualvolta mi sono trovato ad osservare un defunto...Come dire?, la morte è qualcosa che non è possibile simulare, per quanto "impegno" ci si metta: si può stare assolutamente immobili senza respirare (finchè ci si riesce, altrimenti dalla fiction si rischia di passare...alla realtà!), ma l'effetto, per un ipotetico spettatore, non è affatto lo stesso, ne' può esserlo. E non dipende necessariamente ne' esclusivamente dall'aspetto cereo, livido di una salma, perchè anche nei defunti che ancora conservano un colorito fresco si nota una caratteristica fondamentale; non trovo migliore espressione, per esprimere tale caratteristica, che questa: osservando un defunto, è fin troppo chiaro che manca qualcosa, quel "qualcosa", senza dubbio, che si manifesta come vita ma che vive come spirito...e che non si può fingere che non esista prima che il suo stesso allontanamento dal corpo ne abbia resa così evidente l'esistenza!!
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