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Messaggi dal Cerchio di Catania

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INTRODUZIONE ALLA RACCOLTA DELLE CANALIZZAZIONI

ricevute da Lidia Leonardi

C'è forse qualcuno che durante l'arco della propria vita non si sia chiesto, almeno una volta: "Chi sono io?" "Qual è il senso della vita?". " Perché esiste una palese, costante ingiustizia in tutti i settori dell'iter umano, in qualunque tempo e in qualunque spazio?". "Perché l'umanità è un insieme di esseri così differenti tra loro: dal più ricco al più povero, dal più buono al più cattivo, dal più bello al più brutto, dal più intelligente al più stupido, dal più sano al più malato e dal più al più di tante altre configurazioni opposte tra loro, con tutte le illimitate sfumature contenute tra loro?". " Perché c'è chi muore ancor prima di nascere, mentre c'è chi muore a cento o più anni?". "E che dire di quelli che sono nati e vissuti all'epoca della clava, o anteriormente rispetto a noi o, ancor più, rispetto a quelli che nasceranno nel 3.000 o nel 10.000 d.C.? Siamo forse in una condizione di privilegio rispetto al passato o al futuro o lo saranno quelli del futuro rispetto a noi o a quelli del passato?".

Si afferma che siamo venuti al mondo per essere sottoposti a una "prova". Se così fosse non si dovrebbe avere tutti gli stessi potenziali livelli all'atto della nascita? A questo proposito, non sembra convincere la risposta secondo la quale ognuno di noi darà conto in conformità a quanto ha ricevuto in "dote". Perché questa discriminazione a priori? Con quale criterio si è stabilita o si stabilisce tanta diversità? In caso di aborto, naturale o non, qual è la dote e quale la prova se, alla fine della vita, quando ognuno dovrà rendere conto del proprio vissuto, come sarà la prova che avrà fatto il ricco, sano, intelligente, bello e buono, rispetto a quella che avrà fatto il povero, malato, stupido, storpio, brutto e cattivo? Quale conforto potrebbe avere il mite? Si sentirà appagato se, come affermano certe teorie, i violenti saranno buttati nelle fiamme eterne?

Questa storiella delle fiamme eterne non convince più nessuno. Essa sembra essere un insulto al Creatore, una bestemmia contro Dio, se chi la sostiene ancora è in mala fede: un dio capriccioso che gioca con le sue creature e, quando non gli piacciono più, le brucia. Sembra più logico - anche se pure quest'ipotesi non è dimostrabile con il metro del raziocinio - prendere in considerazione la dinamica delle rinascite, attraverso le quali ognuno di noi sarebbe il risultato di tante "prove" che, fra una vita e l'altra, hanno determinato quella diversità o quelle differenze di "doti" a causa di scelte "giuste o scelte sbagliate".

Si potrebbe ipotizzare che queste scelte obbligate siano 10, 100, 1000 o più, tutte diverse fra loro ma tutte facenti parte delle stesse opportunità, incluse in una gamma di variazioni di ciascun essere che si incarna, che vanno dal santo al peccatore. Se tutte venissero percepite allo stesso modo da tutte le creature non servirebbero a nessuno ma, esperite da ciascuno in tempi e luoghi diversi fra di loro, avrebbero un senso e si potrebbero considerare sorrette da una Legge di Equanimità che annullerebbe ogni senso di invidia, di orgoglio e, soprattutto, non lascerebbe spazio alla mania collettiva di giudicare e condannare chiunque apparisse migliore di chi osserva. In tal modo non si avrebbe più alcun motivo di responsabilizzare il destino e nemmeno il Creatore e sarebbe consequenziale l'assunzione della propria responsabilità di fronte alle sfide che la vita ci propone, e spesso ci impone.

A coloro i quali si pongono e condividono tutte queste domande ci rivolgiamo, per intraprendere assieme il viaggio della ricerca interiore.

Il primo approccio si può collocare soltanto nel noto. Dal noto si evince che l'ignoto è senza limiti, non appena scopriamo che sono proprio i nostri limiti personali a farcelo ignorare. Questo è il primo passo. In altre parole, prenda coscienza, ognuno di noi, di non essere e di non potere essere il metro di tutte le cose.

Sappiamo, infatti, che tutto ciò che ci circonda, sia percepito sia non, è molto più vasto di quanto si possa immaginare. Conosciamo, anche se solo per sentito dire, la formula più piccola, la più sintetica delle equazioni, la più ricca di significato, E=mc² di Einstein; essa stabilisce che la materia è uguale all'energia, la cui caratteristica principale è la vibrazione che varia nelle illimitate gamme di frequenza, ognuna delle quali è classificata dalla scienza con diverse denominazioni: sonora, elettrica, fotonica, psichica, radioattiva e chissà quante altre ancora che non sappiamo e le tante che la scienza dovrà ancora scoprire. L'energia è una nell'Universo, più o meno concentrata, dove esistono pianeti o stelle e, più o meno rarefatta, negli spazi in apparenza vuoti tra un pianeta e l'altro, tra le stelle e tra le galassie. Tale energia ubbidisce a delle leggi apparentemente differenziate in tutto il Cosmo che, a sua volta, le impone. Ogni essere, a qualunque regno della Natura appartenga e in qualsiasi dimensione si trovi, percepisce tale energia di cui è composta, secondo le caratteristiche peculiari dei suoi stati di coscienza. Come ognuno sa, i nostri sensi sono abilitati a sintonizzarsi relativamente a una piccolissima gamma di frequenze e questa, nella scala elaborata dalla scienza, non rappresenta che un insignificante frammento della realtà cosmica, al di qua e al di là del quale non cogliamo nulla. Per tale motivo, ci sentiamo autorizzati a credere e a far credere che non esiste nient'altro al di fuori di ciò che percepiamo. È vero che la tecnologia ci ha fornito di appendici per amplificare questi sensi ma tali appendici non ci permettono di andare molto oltre i nostri limiti percettivi, anche e soprattutto perché ciò che è amplificato sarà lo stesso decodificato dai parametri sensoriali che ognuno ha acquisito alla nascita con l'aiuto di chi ha provveduto a farceli acquisire, usando l'unico metodo a disposizione: il metodo umano chiamato impropriamente "educazione". Impropriamente perché il significato originale, etimologico della parola educazione è "cavare fuori", mentre quello pratico è "imporre dentro". Il risultato è che quasi nessuno di noi è autentico. La stragrande maggioranza di noi umani è semplicemente un elaboratore, più o meno funzionante, di quei dati esterni che ci hanno inculcato e che trasmettiamo ai figli e a chiunque altro si rapporti con noi. Siamo tutti uomini di seconda mano. La nostra originalità - già è molto - consiste nella più o meno ampia capacità di sintetizzare tutti i dati acquisiti e di dare a loro un'impronta soggettiva, secondo quanto siamo stati in grado di assimilare. Inoltre, è fuor di dubbio che, in ogni momento della nostra vita cosiddetta di "veglia", ognuno di noi è sommerso da un'incalcolabile marea di vibrazioni artificiali, né udite né viste, fino a quando non si servirà di un decodificatore idoneo, tipo radio o televisore, per adattarle ai sensi. Allo stesso modo, in ogni istante della nostra vita, siamo bombardati dai pensieri di miliardi di esseri viventi, direttamente o indirettamente che, fortunatamente, grazie ai nostri limiti, non siamo in grado di percepire con i sensi, altrimenti impazziremmo.

Il pensiero è energia. Esso interagisce con altri pensieri. Fossimo attrezzati a captarli selettivamente, come raramente succede per telepatia, non avremmo più bisogno di usare il linguaggio parlato, con il quale spesso non riusciamo a comunicare un messaggio, come vorremmo. Alcuni hanno la propria radio mentale più sensibile e riescono a sintonizzarsi sulle frequenze psichiche, per risonanza. Frequenze psichiche che possiamo e dovremmo non limitare solo nell'ambito umano. Se è vero che tutto è energia e che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, dovremmo prendere in considerazione la possibilità di captare altre realtà altrove, in un altrove nel quale la psiche di ognuno si espanda per ricevere pensieri diversi di quelli cui siamo abituati sulla Terra. Vi sono state, vi sono e presumibilmente vi saranno persone capaci di mettersi in sintonia con altre fonti. Esse sono catalogate giustamente come "Medium", in altre parole, come mezzo, tramite, ponte, allo stesso modo della radio per le telecomunicazioni. Tali persone fungono da decodificatori, come la radio, appunto! Voci, rumori, musica, immagini, sono tradotti in impulsi elettrici per poi essere uditi a distanze illimitate, grazie alla decodificazione di tali impulsi elettrici in impulsi visivi e auditivi. Tali impulsi si espandono nell'etere e, anche se noi non li avvertiamo con i nostri sensi, è assai improbabile che ci sia qualcuno che abbia la presunzione di affermare che queste onde portanti, modulate da suoni e immagini, non esistono attorno a noi, sol perché non siamo attrezzati per poterle sentire e vedere, se prima non sono tradotte in impulsi che ci consentano di percepirle come erano in partenza. Allo stesso modo non riusciamo a percepire le onde psichiche dei nostri simili, se non raramente. Fra coloro che hanno il dono di entrare in contatto telepatico con tali onde psichiche nell'ambito umano, ci possono essere alcuni che riescono ad entrare in sintonia anche con altri ambiti che umani non sono, nel senso stretto che diamo alla parola. Altri ambiti possono essere quello dei "trapassati" o quello di altri pianeti o di diversi sistemi solari, dando per scontato che è assurdo credere che, malgrado si sappia che esistono miliardi di galassie, in ognuna delle quali vi sono centinaia di miliardi di sistemi solari, sia proprio soltanto il nostro pianeta ad essere abitato da esseri viventi. Inoltre, se è vero che i trapassati continuano ad esistere da qualche parte, magari non necessariamente lontano da noi in senso spaziale, è anche vero che essi, secondo la capacità di comprensione acquisita nel più o meno lungo iter incarnativo, continuano ad esistere su altri piani di coscienza, più o meno simili al nostro, dai quali si può captare il loro pensiero, se si è nella condizione di entrare in sintonia con loro. È tutta una questione di risonanza. Basta predisporsi al contatto, qualora si abbiano, o si acquisiscano, i requisiti per farlo.

Così è cominciata l'esperienza che ci ha permesso di comunicare con altri che non appartengono più alle nostre anagrafi terrene o perché non vi sono mai appartenuti per avere esperito altrove, in altri luoghi dell'Universo, o per non aver mai avuto il bisogno di calarsi nella materia pesante come la nostra.

All'inizio di tale esperienza, è stato alquanto difficile prendere sul serio le "comunicazioni", ciò non tanto perché il contenuto non era di qualche interesse, quanto perché escludevamo che potesse esistere una fonte extra umana, da qualunque luogo potesse provenire. Eravamo di fronte a un fenomeno che non avevamo mai preso in considerazione, nemmeno quando - sia pure con molta riluttanza - anni prima, si era partecipato ad una seduta spiritica ad incorporazione, durante la quale una defunta evocata aveva prestato la sua voce alla medium che aveva aderito alla nostra richiesta, per confermare avvenimenti dei quali nessuno dei presenti era a conoscenza, e non aveva mai incontrato la defunta stessa, la quale anticipava risposte ancor prima che ponessimo verbalmente le nostre domande. Avevamo chiuso la partita cercando di convincerci che la Medium aveva "pescato" nella nostra memoria oppure fra le onde-pensiero della defunta, risalenti al periodo in cui era ancora in vita, scartando deliberatamente di rispondere alla domanda sul come tali onde-pensiero, potessero rispondere alle nostre richieste con una connessione logica che non poteva essere spiegata con la probabilità. Si può pensare quel che si vuole, resta il fatto che questi collegamenti non si possono spiegare con la ragione che ci ritroviamo. Anche se li attribuiamo alla mente cosmica o al subconscio o all'inconscio collettivo, l'importanza del fenomeno non è intaccata minimamente. Così continuammo ad attingere a questa fonte misteriosa. Dapprima, solo per curiosità e poi, man mano, con crescente interesse.

Sembra che questi nostri interlocutori usino le conoscenze della persona che fa da ponte tra Loro e noi. Parecchie volte ci hanno affermato che il linguaggio umano è troppo limitato per essere idoneo per trasmettere esaurientemente gli argomenti che vorrebbero trattare. Spesso ricorrono ad immagini e a metafore del nostro quotidiano per farci capire quanto vogliono dirci, in modo che, per analogia e corrispondenza, possiamo estendere il concetto. A tal proposito, una Guida ha detto: "Le mie parole, prese in prestito dalle vostre, non possono rendere minimamente il mio pensiero. Sappiate almeno intuire tutta la loro bellezza e la profondità nascosta", E altrove: "Io devo parlare alle vostre menti con il linguaggio cui ognuno di voi è abituato ed è proprio quello che trovo in voi per servirmene".

Per tal motivo, abbiamo deciso di lasciare intatto il linguaggio discorsivo, così come è scaturito dalla voce della medium, e di non sostituire alcun lemma, anche se qualcuno non esiste nel dizionario.

Abbiamo affermato che il nostro interesse è andato crescendo ed è vero. È anche vero che abbiamo fatto ricerche laddove si supponeva si trovassero casi analoghi. Talvolta siamo rimasti delusi per i contenuti, perché coglievamo in qualcuno dei tanti autori qualche nota di fanatismo nel presentare le "sue" comunicazioni, "sue" nel senso più deleterio, perché non concede ad altre entità il diritto all'autenticità. Abbiamo avuto, anche, l'opportunità di trovare parecchi testi che ci hanno aiutato e confortato sulla validità dell'insegnamento e sulla totale assenza di contraddizioni nelle comunicazioni che riceviamo.

Un'altra considerazione da fare riguarda la sensazione di non trovare niente di nuovo in tali comunicazioni. Abbiamo sempre avuto un senso di non appagamento totale osservando che, in fondo, qualunque argomento trattato nelle comunicazioni aveva e ha ancora la connotazione del conosciuto, in qualche modo. Questa sensazione l'abbiamo colta anche in altri libri, perciò abbiamo posto alle Guide la domanda sul perché. La risposta è di una semplicità estrema: "Voi avete intuito già la risposta. Tutta la Conoscenza è dentro di voi".

Qualcuno dirà: "Allora a che serve leggere le pagine che seguono?"

Fra le parole in loro contenute potrebbero essercene, alcune o molte, utili a questo o a quel lettore. Parole input che potrebbero fare affiorare la Conoscenza che è in ogni essere umano, anche se dimenticata, anche se ricoperta da convinzioni ad essa ostili. Essa sarà semplicemente coperta fino a quando non si sentirà la fame del "pane quotidiano" di cui parlò Gesù Cristo, nella preghiera il "Padre nostro".

Buona lettura

Attilio Terminella

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