Allan Kardec e la dottrina dello Spiritismo
Lunedì 16 Febbraio 2009 19:29
amministratore
A cose nuove parole nuove: così richiede la chiarezza del linguaggio, per evitare la confusione che nascerebbe dall'attribuire diversi significati ad una stessa parola. Le parole spirituale, spiritualista, spiritualismo hanno un significato ben definito, e quindi se si volesse attribuirne loro uno nuovo per applicarlo alla dottrina degli Spiriti, si moltiplicherebbero gli equivoci.
Lo Spiritualismo è l'opposto del Materialismo, per la qual cosa coloro che credono di avere in sé qualche cosa di diverso dalla materia sono spiritualisti; ma da questo non consegue che essi credano all'esistenza degli Spiriti, e molto meno alla possibilità delle loro comunicazioni col mondo visibile. Per designare quindi questa credenza noi, invece delle parole spirituale e spiritualismo, adoperiamo quelle di spiritico e spiritismo, che hanno il pregio di essere assai chiare, lasciando alla parola spiritualismo il suo significato comune.
Noi dunque diremo che la dottrina spiritica, cioè lo Spiritismo, ha come principio la credenza nelle relazioni fra il mondo materiale e il mondo invisibile, cioè fra gli uomini e gli spiriti, e chiameremo spiritisti coloro che accettano questa dottrina.
Alan Kardec (Il libro degli Spiriti)
Dottrina: Insieme delle cognizioni apprese mediante studio approfondito. Complesso dei dogmi e dei principi della fede cristiana.
Codificare: Raggruppare norme secondo un ordine sistematico.
"Allan Kardec - è il nome con cui è conosciuto uno dei grandi pensatori del Cristianesimo spiritista. Si Chiamava in realtà Hippolyte Lèon Denizard Rivail. Nato a Lyon in Francia(1804) da famiglia borghese che lo educa a principi forti, di onestà e virtù. Dopo i primi studi a Bourg, i genitori nel 1814 lo mandano a studiare nel prestigioso Istituto Pedagogico di Jean Henry Pestalozzi a Yverdon, sul lago di Neuchatel, in Svizzera. Nell'istituto si seguivano i principi naturalistici del grande filosofo Jean Jacques Rousseau: i giovani vi venivano educati senza il ricorso, a quel tempo abituale, a punizioni corporali.
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Settembre 2009 15:41
Leggi tutto...
Cielo e Inferno - Allan Kardec
Mercoledì 22 Luglio 2009 20:23
amministratore
Samuel Philippe era un uomo dabbene in tutta l'accezione della parola: nessuno ricordava di avergli mai visto compiere una cattiva azione, o fare volontariamente torto a qualcuno. Pieno di una dedizione illimitata per gli amici, era sempre pronto a rendersi utile, anche a spese dei suoi stessi interessi. Pene, fatiche, sacrifici, nulla gli era di peso quando si trattava di rendersi utile; e lo faceva naturalmente, senza ostentazione, meravigliandosi anzi che qualcuno gliene facesse un merito. Non aveva mai serbato rancore a coloro che gli avevano fatto del male, e li aiutava con la stessa premura che avrebbe dimostrato se gli avessero fatto del bene. Quando aveva a che fare con degli ingrati, si diceva: «Non sono io, quello che si deve compiangere: sono loro». Sebbene intelligente e dotato di molto spirito naturale, aveva avuto una vita di fatiche, oscura e disseminata di dure prove.
«Voi sapete di quante tribolazioni è stata disseminata la mia vita; non mi è mai mancato il coraggio nelle avversità. Grazie a Dio! Oggi me ne rallegro. Quante cose avrei perduto, se avessi ceduto allo scoraggiamento! Tremo al solo pensiero che, se avessi fallito, ciò che ho sopportato sarebbe stato inutile e io avrei dovuto ricominciare. O amici miei, penetrate questa verità: ne va della vostra felicità futura. No, certo, non è pagare la felicità a prezzo troppo alto, se la si acquista con pochi anni di sofferenza. Se sapeste come sono ben poca cosa gli anni, di fronte all'infinito!
Ultimo aggiornamento Martedì 08 Giugno 2010 20:38
Leggi tutto...
La Chiesa e la comunicazione con gli Spiriti
Venerdì 31 Luglio 2009 08:32
amministratore
Le religioni cristiane hanno sempre combattuto la comunicazione con gli spiriti, considerata di per sè reale e possibile, ma interpretata sempre come opera del demonio, per via di un antico divieto biblico della legge ebraica di Mosè e quindi vietata come pratica pericolosissima. Kardec obietta ai cristiani che se le comunicazioni sono precedute da sincere preghiere a Dio e fatte rispettosamente con ottime intenzioni non vi è nulla di diverso da una comunicazione tra persone civili viventi. Al contrario se condotte senza preventive preghiere e solo per frivola curiosità o per divinazione allora il rischio di imbattersi in entità malevole è molto elevato; in questo senso gli spiritisti sono assolutamente d'accordo con gli altri cristiani. Ecco un brano dove Kardec risponde a un sacerdote cattolico che si appella al divieto ebraico di Mosè.
Sacerdote: - Se la Chiesa proibisce le comunicazioni cogli Spiriti, dei morti, è perché esse sono contrarie alla religione essendo formalmente condannate dal Vangelo e da Mosè. Quest'ultimo, sanzionando la pena di morte contro queste pratiche, prova quanto esse siano reprensibili agli occhi di Dio.
Kardec: - Io vi chiedo scusa, ma questa proibizione non è in nessuna parte del Vangelo; essa è solamente nella legge mosaica. Si tratta dunque di sapere se la Chiesa mette la legge mosaica al di sopra della legge evangelica, o in altri termini se essa è più ebraica che cristiana. Egli è anche da osservarsi che di tutte le religioni, quella che ha fatto meno opposizione allo Spiritismo, è l'ebraica, e che essa non ha invocato affatto, contro le evocazioni, la legge di Mosè sulla quale si appoggiano le religioni cristiane. Se le prescrizioni bibliche sono il codice della fede cristiana, perché interdire la lettura della Bibbia? Che si direbbe se si proibisse ad un cittadino di studiare il codice legislativo del suo paese?
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Settembre 2009 15:43
Leggi tutto...
Sulla Dannazione Eterna
Mercoledì 22 Luglio 2009 12:02
amministratore
Allan Kardec risponde a un sacerdote cattolico che gli chiede se gli Spiriti contestano la dannazione eterna, le fiamme dell'Inferno, l'esistenza dell'uomo sulla Terra prima di Adamo, la reincarnazione.
Questi punti furono già da lungo tempo discussi, e non è lo Spiritismo che li mise in questione. Credete, se volete, alle fiamme ed alle torture materiali, se una tal cosa può impedirvi d'operare il male: ciò non le renderà più reali, se esse non esistono. Credete pure, se così vi piace, che noi non abbiamo che un'esistenza corporale: questo non v'impedirà di rinascere qui od altrove, se così deve essere, e malgrado voi; credete, se è vostra opinione, che il mondo sia stato creato tutto completo, in sei giorni: ciò non impedirà alla Terra di portare scritta nei suoi strati geologici la prova contraria; credete, se così volete, che Giosuè fermò il sole: questo non impedirà alla terra di girare; credete pure che l'uomo non è sulla Terra che da seimila anni: ciò non impedirà che i fatti ne dimostrino l'impossibilità. E che direte voi, se un bel giorno questa inesorabile geologia viene a dimostrare, con tracce patenti, l'anteriorità dell'uomo, come ha dimostrato tante altre cose? Credete dunque a tutto ciò che vorrete, anche al diavolo, se questa credenza può rendervi buono, umano e caritatevole verso il vostro simile. Lo Spiritismo come dottrina morale non impone che una cosa: la necessità di far il bene e di non far punto il male. E', lo ripeto, una scienza d'osservazione che ha delle conseguenze morali, e queste conseguenze sono la conferma e la prova dei grandi principi della religione; quanto alle questioni secondarie, egli le lascia alla coscienza di ognuno. Osservate bene, Signore, che lo Spiritismo non contesta come principi alcuni dei punti divergenti, dei quali avete parlato. Se voi aveste letto quanto ho scritto su questo proposito, voi avreste veduto che egli si limita a dar loro un'interpretazione più logica e più razionale di quella che volgarmente loro si dà. Così, per esempio, egli non nega punto il purgatorio; ne dimostra, al contrario, la necessità e la giustizia; e fa ancor di più, lo definisce. L'inferno è stato descritto come un'immensa fornace; ma è forse così che lo intende l'alta teologia? No, evidentemente; essa dice benissimo che è una figura; che il fuoco che ci brucia è un fuoco morale, simbolo dei più forti dolori.
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Settembre 2009 11:48
Leggi tutto...
|